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L'Europa vuole trattare con Putin?
QUALE EUROPA DEVE RISPONDERE A MOSCA E A KIEV?
Per trattare con Putin e accelerare l'ingresso dell'Ucraina nell'Ue
Paolo Gnes 03/06/2026
L’accordo con un’Europa unita, e quindi più forte e indipendente nella tutela dei propri valori, rappresenterebbe per Putin la migliore garanzia di sicurezza alla sua frontiera occidentale e un importante fattore di sviluppo tecnologico e benessere, che gli eviterebbe l’appiattimento strategico sulla Cina. Tutto ciò dovrebbe essere compreso e valutato, ma potrebbe restare in Putin la convinzione dell’incapacità europea di realizzare l’unione politica e una credibile deterrenza anche strategica, così da diventare, in altri termini, una Potenza. Con la conseguente conclusione che se restiamo un protettorato diviso e sempre meno protetto, forse gli conviene continuare a usare più il bastone che la carota. E’ quindi l’Europa che intende unirsi e rafforzarsi che deve parlare con Putin, guardandosi bene dal farsi coinvolgere nei termini in cui si dibatte attualmente la trattativa sull’Ucraina (pezzi di territorio e limitazioni di sovranità) per poter giocare la sua carta al momento opportuno, individuando in tal modo anche l’ obiettivo a cui finalizzare oggi la resistenza ucraina. Per chiudere il cerchio, altrettanto chiara dev’essere la posizione europea sull’adesione alla UE dell’Ucraina. Non si tratta solo di un impegno morale, ma di una esigenza cruciale sul piano strategico per quanto concerne la difesa e il futuro dell’Europa. Sul piano fattuale, l’esercito ucraino, con il suo milione di effettivi perfettamente armati, addestrati e motivati, costituisce oggi la più importante componente del nostro fronte orientale, grazie anche al forte sviluppo quantitativo e qualitativo dell’industria ucraina degli armamenti che ha saputo adeguarsi con incredibile prontezza alle caratteristiche della guerra attuale. La conferma dell’impegno ad un suo ingresso ravvicinato nella UE è un atto di responsabile coraggio necessario ad attestare l’irrevocabilità della decisione degli Europei di difenderla e di unirsi per poterlo fare. Auguriamoci che l’Italia contribuisca a questa decisione, rinunciando a defilarsi accusando la burocrazia o la contrarietà delle quinte colonne.
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