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Trump fra Hegel e Asimov

Il ruolo del Presidente nella storia (e nella psicostoria)

Riccardo Perissich 08/05/2026

Trump fra Hegel e Asimov Trump fra Hegel e Asimov Su alcuni blogs americani anti-trumpisti, democratici ma anche repubblicani, è in corso una dotta discussione che per alcuni aspetti ricorda i monaci che durante l’assedio di Bisanzio disquisivano su quanti angeli potessero stare sulla punta di un ago. L’oggetto del contendere è se Trump possa essere considerato un distruttore/acceleratore della storia nel senso hegeliano del termine. Come è noto, Hegel aveva identificato tre grandi agenti di questa accelerazione: Alessandro, Cesare e Napoleone che aveva avuto modo di ammirare a Jena fino a definirlo “l’anima del mondo”. Alcuni partecipanti alla discussione si avventurano a introdurre una variante alla teoria hegeliana: cioè che Trump sia effettivamente un agente della storia, ma non nel senso dell’accelerazione, bensì in quello della regressione. Variante però incompatibile con Hegel per cui il senso della storia era quello del progresso verso la razionalità assoluta. Non deve tuttavia sorprendere che questa dotta discussione giunga a un solo punto di consenso: Trump non solo non ha mai sentito parlare di Hegel, ma nutre scarso interesse per “cambiare il mondo”. Ciò che gli interessa cambiare è il proprio potere e anche la finanza sua e della famiglia. 
 
Visto che ormai tutto o quasi è permesso nel contesto pop in cui siamo immersi, a questo punto si può essere tentati di contaminare le vette dell’idealismo europeo con un banale riferimento alla fantascienza. Come Hegel, Isaac Asimov pensava che la storia avesse una sua ferrea finalità. Contrariamente a Hegel però, Hari Seldon, il creatore della psicostoria, non basa il suo piano sull’azione degli individui, ma sulla possibilità di prevedere il comportamento delle masse. Nella trilogia della Fondazione, a un certo punto Asimov però introduce un personaggio che destabilizza tutto il racconto. Si tratta del Mulo, un mutante che ha tre caratteristiche. La prima è di avere un’origine del tutto causale e imprevedibile. La seconda è di essere sterile, quindi privo di possibili successori. La terza è quella di avere il potere di sovvertire il corso della psicostoria il cui fine è la preservazione della civiltà galattica. Nel racconto, il Mulo riesce effettivamente a cambiare la traiettoria degli eventi; il potere di un individuo si sovrappone così a quello delle masse. Devo confessare che per Trump i panni del Mulo di Asimov mi convincono più della prospettiva hegeliana. Il Mulo riesce però in un’impresa che a Trump piacerebbe molto, ma al momento senza successo: non ha bisogno di fare la guerra per ottenere quello che vuole. Al contrario dei blogger americani, alla fine Asimov ci rassicura: i membri della Seconda Fondazione riescono a neutralizzare il Mulo e la psicostoria riprende il corso previsto dal suo autore. Come ricorderà chi ha amato Asimov in gioventù, il finale del racconto è sorprendente e per certi versi ambiguo. Ma riguarda una fase in cui il Mulo non c’è più. Quindi, almeno per il momento, possiamo trascurarne l’ambiguità. 
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