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Trump fra Hegel e Asimov
Il ruolo del Presidente nella storia (e nella psicostoria)
Riccardo Perissich 08/05/2026
Visto che ormai tutto o quasi è permesso nel contesto pop in cui siamo immersi, a questo punto si può essere tentati di contaminare le vette dell’idealismo europeo con un banale riferimento alla fantascienza. Come Hegel, Isaac Asimov pensava che la storia avesse una sua ferrea finalità. Contrariamente a Hegel però, Hari Seldon, il creatore della psicostoria, non basa il suo piano sull’azione degli individui, ma sulla possibilità di prevedere il comportamento delle masse. Nella trilogia della Fondazione, a un certo punto Asimov però introduce un personaggio che destabilizza tutto il racconto. Si tratta del Mulo, un mutante che ha tre caratteristiche. La prima è di avere un’origine del tutto causale e imprevedibile. La seconda è di essere sterile, quindi privo di possibili successori. La terza è quella di avere il potere di sovvertire il corso della psicostoria il cui fine è la preservazione della civiltà galattica. Nel racconto, il Mulo riesce effettivamente a cambiare la traiettoria degli eventi; il potere di un individuo si sovrappone così a quello delle masse. Devo confessare che per Trump i panni del Mulo di Asimov mi convincono più della prospettiva hegeliana. Il Mulo riesce però in un’impresa che a Trump piacerebbe molto, ma al momento senza successo: non ha bisogno di fare la guerra per ottenere quello che vuole. Al contrario dei blogger americani, alla fine Asimov ci rassicura: i membri della Seconda Fondazione riescono a neutralizzare il Mulo e la psicostoria riprende il corso previsto dal suo autore. Come ricorderà chi ha amato Asimov in gioventù, il finale del racconto è sorprendente e per certi versi ambiguo. Ma riguarda una fase in cui il Mulo non c’è più. Quindi, almeno per il momento, possiamo trascurarne l’ambiguità.
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