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Iran: si tratta tra minacce e penultimatum

Stretto di Hormuz e uranio arricchito i nodi da sciogliere

Rocco Cangelosi 07/04/2026

Iran: si tratta tra minacce e penultimatum Iran: si tratta tra minacce e penultimatum L’ennesima conferenza stampa di Donald Trump sull’Iran ha mostrato ancora una volta quanto i margini di negoziato restino minimi. Il presidente ha definito “significativa ma insufficiente” la proposta arrivata da Teheran e ha rilanciato un nuovo ultimatum, avvertendo che senza un’intesa gli Stati Uniti sono pronti a colpire centrali, ponti e infrastrutture, riportando l'Iran all'eta' della pietra.Ma la sequenza ravvicinata di ultimatum sta sollevando dubbi sulla loro efficacia: ogni nuova scadenza sposta in avanti la linea rossa precedente e, secondo vari analisti, rischia di mettere a repentaglio la credibilità statunitense più di quanto non rafforzi la pressione diplomatica. Sul merito, la distanza resta ampia. L’Iran continua a respingere qualsiasi tregua temporanea, non intende rinunciare al controllo dello Stretto di Hormuz e chiede garanzie formali di non essere nuovamente attaccato. A ciò si aggiunge il  delicato nodo del nucleare. Washington pretende non solo trasparenza e verifiche internazionali, ma anche il controllo e il sequestro dell’uranio arricchito già prodotto. Per Teheran questa richiesta è inaccettabile: quel materiale rappresenta la principale leva di deterrenza del regime e, in molti casi, potrebbe trovarsi in siti non dichiarati o essere stato sepolto sotto i bombardamenti. Recuperarlo sarebbe logisticamente complesso e politicamente inaccettabile, perché significherebbe privare l’Iran della sua unica garanzia strategica.
 
Gli Stati Uniti, dal canto loro, legano ogni accordo a tre condizioni: la riapertura totale e gratuita dello Stretto di Hormuz, la fine verificabile degli attacchi contro i propri militari e alleati e un meccanismo credibile di controllo del programma nucleare. È soprattutto la riapertura dello stretto a rappresentare oggi un ostacolo quasi insormontabile, perché tocca il cuore del potere economico e strategico iraniano. Il risultato è un negoziato che rimane aperto solo formalmente. Le condizioni minime non si incrociano e la difficoltà di recuperare l’uranio arricchito rende ancora più remoto qualsiasi compromesso. Le prossime ore diranno se questo “penultimatum” produrrà un movimento reale o se resterà un altro passaggio in una sequenza che non modifica l’equilibrio del conflitto
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