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L'Europa di fronte al rischio di sconfitta dell'Ucraina

Il Piano Usa-Russia sarebbe la resa di Kiev

Paolo Gnes 20/11/2025

L'Europa di fronte al rischio di sconfitta dell'Ucraina L'Europa di fronte al rischio di sconfitta dell'Ucraina L’Ucraina sta resistendo stoicamente, pur con qualche arretramento, al soverchiante attacco russo contro le sue difese nel Donbass e alla devastazione con missili e droni delle infrastrutture e delle città di tutto il Paese. Ma l’emersione degli ultimi casi di corruzione ha fatto crollare l’indice di gradimento di Zelensky e la fuga dagli obblighi militari rende sempre più difficile il reintegro delle forze impegnate al fronte. Da ultimo, USA e Russia avrebbero concordato di proporre all’Ucraina un accordo basato sulla cessione dell’intero Donbass e sul dimezzamento del suo esercito a fronte di qualche assicurazione americana: in pratica, la resa, ipotesi già rifiutata da Kiev, ma che ne indebolisce ulteriormente la sua posizione. La situazione dell’Ucraina è quindi drammatica e il rischio di una sua sconfitta sul terreno o dell’impossibilità di continuare la resistenza diventa concreto. La posta in gioco non è solo il restringimento territoriale del Paese, ma la sua stessa indipendenza. Se riuscissero a sfondare il fronte ucraino nel Donbass, le forze russe potrebbero più facilmente avanzare nel resto del territorio, più difficilmente difendibile. Se riuscissero nel loro intento di spingersi fino a Odessa, toglierebbero completamente all’Ucraina l’accesso al Mar Nero, rendendola dipendente da Mosca sul piano economico dopo averla privata delle principali centrali elettriche. A quel punto, l’assogfettamento politico e militare alla Russia con la defenestrazione di Zelensky e la sua sostituzione con un presidente fedele a Mosca sarebbe solo questione di tempo.
 
Che farebbe l’Europa? La difesa indiretta dell’Ucraina diventerebbe molto più difficile e il timore di uno scontro diretto con la Russia, che sta rielaborando la sua strategia nucleare per facilitarne l’utilizzo in un conflitto con l’Europa, la costringerebbe a subire una disfatta che renderebbe conclamata la sua debolezza e inaffidabilità. Salterebbe l’adesione dell’Ucraina alla UE, e l’Europa perderebbe il più importante alleato nella difesa del suo fianco orientale. Crollerebbe la fiducia di Polonia, Baltici, Scandinavi e altri paesi membri centro-orientali nella capacità e volontà di difesa collettiva dell’Europa, con conseguente crisi del processo di integrazione. L’Europa assisterebbe impotente alla vittoria dell’aggressore sull’aggredito, della forza sul diritto, allontanando la prospettiva di diventare soggetto politico in grado di concorrere alla ridefinizione dell’assetto geopolitico anziché subirne passivamente le conseguenze. E’ ora che l’Europa ha l’ultima possibilità di scongiurare la disfatta, concentrando tutte le risorse di cui dispone sulla difesa indiretta dell’Ucraina per consentire alle sue forze armate di resistere e reagire fino ad un cessate il fuoco sulle posizioni attuali e con successiva apertura della trattativa, soluzione che l’Europa dovrebbe promuovere con una decisa mobilitazione diplomatica a livello mondiale. Siffatta tregua (sul modello coreano) è il massimo che l’Ucraina possa accettare senza compromettere la sua indipendenza, che invece è l’obiettivo di Putin il quale quindi tergiversa in attesa di completare l’invasione. Per indurlo ad accettare la tregua, l’Europa potrebbe confermare in caso contrario la sua pronta disponibilità a rafforzare la capacità di ritorsione ucraina in territorio russo. Operazione non facile senza la partecipazione americana, ma necessaria per dimostrare se l’Europa ha la capacità di diventare soggetto politico. Quasi tutti i Paesi europei hanno confermato piena solidarietà all’Ucraina e alcuni annunciato anche accordi e forniture. Tutto ciò è positivo, ma il sostegno deve essere urgente, coordinato e incisivo, senza ambiguità. Nel Parlamento italiano esiste un’ampia maggioranza a favore dell’Ucraina, che deve prevalere sulla minoranza dissidente al governo.
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