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Perché Trump non merita il Nobel

Le ragioni internazionali e quelle interne

Fabrizio Galimberti 14/11/2025

Perché Trump non merita il Nobel Perché Trump non merita il Nobel Perché Donald Trump non avrà mai un Nobel per la pace? «Let me count the ways…», “lasciami contare i modi…”: è l’incipit di una famosa poesia della poetessa inglese dell’Ottocento, Elisabeth Barret Browning. Lei si riferiva ai ‘modi’ di amare il suo amato, ma, parafrasando, sia consentito “Let me count the ways…” del perché il Presidente non merita e non meriterà un Premio Nobel per la pace. Le ragioni – i ‘modi’ – sono interni e internazionali. Vediamo dapprima questi ultimi. Lasciamo perdere le vanterie trumpiane di aver risolto sette conflitti (prima di Gaza), incluso quello fra l’Azerbaijan e l’Armenia (che ha ripetutamente confuso con l’Albania), e veniamo a Gaza. Ricapitoliamo: dopo l’orribile e atroce ed efferato massacro di israeliani perpetrato da Hamas il 7 ottobre del 2023, Israele ha, prevedibilmente, applicato la legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente” (Levitico, 24, 19-20). Ma è andato molto al di là delle raccomandazioni del Levitico: il rapporto di 1 a 1 è diventato di 40 a 1 (ove il 40 è il rapporto fra gazawi uccisi ed ebrei uccisi). Tutto questo è andato avanti per due anni, e l’America – l’unica nazione che poteva esercitare una forte influenza su Israele – si limitava a deprecare o al massimo a rimbrottare sottovoce. Fino a che nel mondo, dalla lontana Australia al Sud-Est asiatico, dall’Europa all’America stessa, si sono levate spontanee e indignate e affollate manifestazioni popolari protestando – fino a impiegare il termine ‘genocidio’ – contro quel che l’esercito israeliano andava perpetrando a Gaza. Queste proteste popolari rischiavano di danneggiare anche l’America, che era vista – correttamente – come il principale alleato di Israele. A questo punto il Presidente Trump, che finora aveva retto il sacco a Netanyahu, decise che era venuto il momento di giocare la parte del pacifista e costringere il Primo ministro israeliano ad accettare una tregua. In conclusione, Trump non meritava il Nobel per la pace, perché il suo intervento, parziale e tardivo, non si allineava ai principi fondatori di quel Nobel, principi che privilegiano sforzi diplomatici sostenuti rispetto a gesti di pace di alto profilo mediatico.
 
E veniamo ai ‘modi’ interni. Modi che sono molto lontani dalla ‘pace’. La radicalizzazione dello scontro interno all’America, fomentata dal Presidente, è sotto gli occhi di tutti. I militari – federali o federalizzati – vengono inviati in grandi città americane, agenzie pubbliche vengono abolite o ridimensionate, la ‘lotta all’immigrante’ vede agenti mascherati che portano via passanti con la pelle scura, le grandi università americane vengono minacciate… Ray Dahlio, un famoso finanziere, vede avvicinarsi una ‘guerra civile’, e un recente sondaggio di YouGov rivela che un 40% di americani pensa che una guerra civile sia probabile. E questa sarebbe una Presidenza di pace?
 
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