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Cop30, la strada è in salita

L'assenza dei leader “inquinatori” e l'atteggiamento degli Usa

Pia Saraceno 10/11/2025

Cop30, la strada è in salita Cop30, la strada è in salita La COP30 inizia con la certezza che il traguardo di non superare l’aumento delle temperature di 1,5 gradi non sarà raggiunto, e l’incertezza sulla volontà delle parti di perseguire e politiche necessarie per contenerlo entro i 2 gradi. Le politiche per consentire alle aree del mondo più colpite di vivere con temperature sempre più elevate è un argomento centrale nell’agenda della COP30: dovranno essere individuati indicatori, obiettivi, strumenti. Inevitabilmente un volume sempre più elevato di risorse verranno destinate a questi obiettivi. A segnare un avvio dei lavori non facile si sono poi già viste assenze significative. Sono mancati al primo incontro dei leader quattro tra i principali inquinatori mondiali: Trump, Xi Jinping (che ha però inviato il vice-premier Ding Xuexiang), Putin e Modi. Quest’ultimo, poi, non ha ancora presentato la sua revisione dei contributi nazionali di taglio delle emissioni (Ndc’s) per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, presentato invece dagli altri tre paesi, con diverso grado di credibilità. Per gli Usa si tratta di un impegno preso da Biden in extremis nel dicembre scorso, per la Russia un impegno subordinato alle difficoltà di ottenere- causa sanzioni- le tecnologie utili per realizzarlo. La Cina ha presentato il piano nei giorni scorsi con impegni che potrebbero dimostrarsi più seri, anche perché accompagnati da politiche di forte espansione delle rinnovabili e delle tecnologie basate sull’elettricità per i trasporti ed in altri settori.
 
L’ostruzionismo degli Usa è scontato e le ostilità sono state aperte già negli incontri preparatori. L’abbandono degli Accordi di Parigi, avvenuto il giorno dopo il giuramento di Trump, richiede un anno per diventare effettivo. I rappresentanti Usa, di rango non elevato, si presenteranno ai tavoli negoziali e svolgeranno il loro lavoro di demolizione innanzitutto rinnegando l’ impegno di riduzione delle emissioni del 61-66% promesso da Biden e poi mettendo in pratica la cosiddetta “diplomazia punitiva” che domina la nuova stagione delle relazioni internazionali. L’alleanza con paesi produttori ed altri leader vicini alla visione di Trump renderà i dibattiti sugli obiettivi di fuoriuscita dalle fonti fossili più aspri e la ricerca degli indicatori e delle politiche per l’adattamento più difficili, intimidazioni e minacce personali sono state già denunciate da alcuni delegati. Gli Usa sono però presenti anche con rappresentanti dei singoli stati e delle città che continuano ad attuare politiche di contrasto, e che più sono colpiti dall’aumento degli eventi climatici estremi. Il lavoro sarà difficile, ma forse possiamo non essere del tutto pessimisti.
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