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La Francia ha detto no alla Le Pen

La destra solo terza nel nuovo Parlamento dopo le sinistre unite e il centro macroniano

Paolo Mazzanti 08/07/2024

La Francia ha detto no alla Le Pen La Francia ha detto no alla Le Pen La Francia ha detto un sonoro “no” a Marine Le Pen e al suo “toy boy” Jordan Bardella, che arrivano solo terzi ai ballottaggi (con 143 seggi), dopo le sinistre unite (182) e i macroniani (168). Il successo alle europee e al primo turno delle legislative si è sgonfiato  di fronte al forte aumento dei votanti (quasi il 70%) e alle oltre 200 desistenze promosse da sinistra e macroniani, che hanno favorito nei singoli collegi i candidati anti-lepenisti meglio piazzati. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che non esiste all’Assemblea nazionale una maggioranza omogenea (289 seggi su 577), il che è una novità per i francesi. Potrebbe forse profilarsi una coalizione di centrosinistra tra i socialisti (senza gli estremisti di Melenchon), i macroniani e forse i gollisti, con un premier socialista non radicale o un tecnico. Vedremo se sarà possibile nei numeri, a quali condizioni e con quali programmi. Intanto Macron, che grazie al doppio turno ha bloccato per la terza volta la Le Pen ma ha resuscitato la sinistra, prende tempo: il nuovo Parlamento si riunirà il 18 luglio e poi ci sono le Olimpiadi. Tanto all’Eliseo resta lui, rafforzato dallo scampato pericolo.
 
L’Unione europea tira un sospiro di sollievo: dopo la visita “eretica” di Orban a Putin, un successo della Le Pen, che aveva frenato sull’appoggio all’Ucraina, avrebbe incrinato il fronte europeo pro-Kiev proprio alla vigilia del vertice NATO, e dunque rafforza la nuova maggioranza europea Ursula, come ha sottolineato il premier popolare polacco Tusk. L’affermazione della sinistra francese, dopo quella trionfale dei laburisti inglesi, è infine un forte campanello d’allarme per la nostra premier Meloni, che si ritrova sempre piu’ sola in Europa, per di più con un Macron ringalluzzito. E l’affermazione a Parigi del Fronte di sinistra, è una nuova spinta a Roma verso il campo largo delle opposizioni.
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