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Impegni e giravolte sul clima

Inviato il Pniec a Bruxelles, ma Salvini ripete le obbiezioni su Cina e India

Pia Saraceno 05/07/2024

Impegni e giravolte sul clima Impegni e giravolte sul clima Con l’invio a Bruxelles del Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) aggiornato al 2024, il governo ribadisce gli impegni di riduzione delle emissioni climalteranti  al 2030 e disegna le linee d’intervento verso un’economia ad emissioni zero nel 2050. Non tutto è chiaro, vi sono aspetti critici e pur con alcune scelte da valutare (un ruolo viene assegnato ad esempio per la prima volta anche al nucleare dopo il 2030), il Pniec dovrebbe fugare ogni dubbio sulle scelte dell’Italia: non è in discussione il percorso che chiede ai paesi più ricchi di superare in tempi rapidi la dipendenza dalle fonti fossili e quindi ridurre rapidamente le emissioni totali e pro capite. Ai paesi più indietro nello sviluppo, con livelli emissivi pro capite tuttora inferiori a quelli dei paesi più sviluppati e con poca responsabilità sull’attuale livello di concentrazioni di CO2 in atmosfera, il percorso non potrà che essere diverso, non solo per la velocità con cui procede la loro crescita ma anche per la possibilità di sostenerla utilizzando le tecnologie pulite.
 
Il giorno dopo la presentazione del Pniec, Salvini e’ pero’ tornato su vecchie critiche invocando un cambio di rotta sulle politiche climatiche che danneggerebbero il mondo sviluppato, mentre paesi come Cina ed India non si impegnerebbero, approfittando della perdita di competitività dei settori energy intensive dei paesi sviluppati. L’occasione è stata la diffusione dei dati dell’ IEA sulla dinamica delle emissioni nel 2023: il mondo sviluppato dopo la battuta d’arresto del 2022 è tornato a ridurre le emissioni del 4,5% riportandosi vicino alla traiettoria promessa, Cina (+4,7%) e India (+7%) hanno invece continuato ad aumentarle come preannunciato. Siccita’ e riduzione dell’idroelettrico spiega per 1/3 l’aumento di emissioni in Cina e per 1/4 in India, piovosità e temperature più calde invernali in Europa hanno invece contribuito alla riduzione delle emissioni rispetto al 2022. La Cina ha oramai emissioni pro capite leggermente superiori alla media europea, ma ancora inferiori per oltre 1/3 a quelle Usa, ma ha certamente contribuito meno all’accumulo di gas in atmosfera nel corso dei secoli passati. In India il livello emissivo pro capite è ancora 1/4 di quello dei paesi ricchi. E’ evidente, se si vuole mitigare l’aumento delle temperature  globali, che i due paesi più popolosi debbano avviare uno sviluppo basato sempre più su tecnologie pulite. Purtroppo, prezzi assai più bassi delle fonti fossili per le condizioni di favore concesse dalla Russia per l’appoggio al conflitto ucraino, hanno concorso a sostenere i settori energy intensive di chi non si è schierato (soprattutto paesi asiatici), facendo perdere posizioni all’industria dei paesi più sviluppati. I dati IEA mostrano  la complessità della fase attuale e suggeriscono di diffidare di facili semplificazioni. Passi indietro sulla transizione sono sconsigliabili, i danni che stiamo subendo anche noi per gli effetti del clima cresceranno (e non farvi più fronte con risorse pubbliche come proposto dal Ministro della protezione Civile non può che peggiorare la situazione), soprattutto se si accompagnano a messaggi che guardano solo agli interessi di breve termine di chi non vuole cambiare il modo di produrre e consumare.
 
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