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Scenari francesi (con brividi)

In vista delle elezioni legislative del 30 giugno

Riccardo Perissich 21/06/2024

Scenari francesi (con brividi) Scenari francesi (con brividi) Sono passate meno di due settimane dalla clamorosa decisione di Macron di sciogliere l’Assemblea Nazionale la sera delle elezioni europee. Nel frattempo sono praticamente scomparsi coloro che a caldo hanno giudicato la mossa necessaria o addirittura saggia. È invece subentrato il panico; nelle file della fu maggioranza presidenziale, ma anche nei mercati e fra gli europeisti. Perché tutto ciò può seriamente destabilizzare l’Europa in un momento particolarmente grave della sua storia. Quali sono i fattori che condizionano la campagna? Il primo è la diffusa impopolarità del Presidente, persino fra il suo stesso elettorato. Il secondo è che, anche se la bassa affluenza tipica delle consultazioni europee sarà sicuramente corretta in occasione delle legislative, il successo di Rassemblement National (RN) che è uscito in testa ai suffragi in tutta la Francia tranne che a Parigi e dintorni, ha creato una dinamica difficile da capovolgere in così breve tempo. Il terzo è che i tempi strettissimi imposti dalla decisione di Macron penalizzano due attori che gli sarebbero stati utili. In primo luogo il suo partito, depresso e demoralizzato. Poi i socialisti moderati che, con Glucksmann, avevano ottenuto un buon risultato alle Europee, ma sono stati schiacciati dal comprensibile riflesso di ricompattare la sinistra nell’urgenza elettorale. Infine, l’abile ripulitura dell’immagine del suo partito operata da Marine Le Pen dopo le numerose sconfitte elettorali,che ha molto ridotto il riflesso esistente nell’elettorato di creare un“fronte repubblicano” per far barriera all’estrema destra. Di fronte a questi sviluppi, nemmeno la sinistra ricompattata nel Nuovo Fronte Popolare (NFP) sembra aver compreso la dinamica della rabbia che cova nella società francese e che si nutre di due fattori che in qualche modo si amplificano a vicenda. Il primo è una profonda frattura fra le grandi citta’, più dinamiche, aperte al mondo e che beneficiano del vento di modernità che Macron ha impresso alla Francia, e le città più piccole nonché le zone rurali che soffrono di abbandono e mancanza di infrastrutture, in primo luogo sanitarie e scolastiche. È una frattura geografica che si trasforma in frattura sociale. Come se non bastasse, essa è poi enormemente amplificata dalla percezione della minaccia incombente del trittico immigrazione/questione mussulmana non risolta/ordine pubblico. Una sindrome in parte enfatizzata ad arte ma non priva di fondamento nell’esperienza quotidiana. Sono fenomeni comuni ad altri paesi europei, ma particolarmente forti in Francia; essi contribuiscono a creare un diffuso sentimento di esclusione, declassamento e mancanza di protezione di alcuni ceti popolari e anche di parte del ceto medio.
 
 
Di fronte a queste problematiche, RN ha tutte le risposte del nazionalismo xenofobo, che sono sbagliate ma parlano alle emozioni della gente. Il NFP hainvece scelto la risposta classica del radicalismo di sinistra: aumento delle tasse sui “ricchi”, rigidità del mercato del lavoro e del sistema pensionistico, dirigismo e protezionismo. Il tutto in un Paese che ha livello di tassazione fra i più alti in Europa e un debito pubblico a livelli quasi italiani. Insomma, la Francia si trova di fronte a due programmi elettorali, di RN e di NPF,entrambi incompatibili con l’appartenenza all’Europa e con il suo stesso avvenire di paese moderno. In queste condizioni, il partito presidenziale ha deciso di giocare l’unica carta possibile: il rifiuto degli “opposti estremismi”. Per il momento è condotta da Gabriel Attal, il giovane Primo Ministro efficace e popolare, molti sperano senza troppe interferenze di Macron. È troppo presto per fare previsioni, ma al momento gli scenari plausibili sembrano due. Il primo è quello di una maggioranza assoluta o comunque molto forte di RN che consentirebbe di governare a Jordan Bardella, il giovane e mediatico Premier designato. A quel punto a Macron non resterebbe che cercare di condizionare il nuovo governo con l’uso dei suoi poteri presidenziali; in altri termini, cercare di “melonizzare” RN. Molto difficile perché la Francia non è l’Italia. Il secondo scenario sarebbe un successo minore di RN e una buona tenuta del partito di Macron. Ciò gli darebbe la possibilità di manovrare con i residui del gollismo e con parte della sinistra; scenario che passa necessariamente per la rottura del NFP e che richiede una capacità di compromesso e mediazione che Macron ha dimostrato sinora di non avere. Sullo sfondo, l’incubo di una pulsione di violenza che cova nella società francese, a destra come a sinistra, e che potrebbe esplodere senza un centro degno di questo nome. La sera del 30 giugno scopriremo se la Francia ha ancora un sistema politico basato su tre blocchi elettorali fra cui è in qualche modo possibile la mediazione, o se ritorna a un sistema di due blocchi contrapposti. Questa volta però entrambi incompatibili con l’Europa, l’economia di mercato e forse anche la democrazia liberale.
 
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