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Ambiente, tensione tra Governi e Corti

Approvato il regolamento europeo sul “ripristino della natura” contestato dal nostro Paese

Pia Saraceno 19/06/2024

Ambiente, tensione tra Governi e Corti Ambiente, tensione tra Governi e Corti L’esito di due controversie tra governi e cittadini, in Svizzera ed in Italia, è la spia di come le nuove maggioranze politiche, poco propense a considerare l’impatto sull’ambiente come un vicolo, si dovranno confrontare le decisioni delle Corti di Giustizia, per le quali la difesa dell’ambiente deve essere considerato un diritto in se’, anche a salvaguardia delle generazioni future. La Svizzera riafferma la propria sovranità accusando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) di “ambientalismo oppressivo”. Una recente mozione approvata dal Parlamento elvetico afferma che la condanna della Corte internazionale, non appellabile e che dovrebbe essere vincolante, «oltrepassa i limiti dell'interpretazione dinamica» e «travalica i limiti dello sviluppo del diritto concessi a un tribunale internazionale». Il Parlamento di Berna, perciò, non vede alcuna ragione «per dare ulteriore seguito alla sentenza», perché quanto già fatto per il clima soddisfa già «i requisiti in materia di diritti umani formulati nella sentenza». Insomma, non intende prendere impegni vincolanti per far fronte alla crisi climatica come richiesto dalla Cedu. La decisione finale in merito spettera’ al Governo ad agosto. Se la Svizzera rifiutasse ufficialmente di attenersi alla richiesta del Tribunale internazionale potrebbe incoraggiare altri Paesi a resistere formalmente all'influenza dei tribunali internazionali, non solo in materia ambientale (in UK la deportazione in Rwanda dei richiedenti asilo è stata bloccata dalla Cedu ed il tema è in corso di dibattimento), depotenziando il valore simbolico e politico avuto sinora dai loro pronunciamenti.
 
In Italia a seguito della riforma “ambientale” del 2022 degli articoli 9 e 41 della Costituzione, la Corte costituzionale ha ritenuto illegittima la mancata previsione di un limite temporale massimo nel “decreto Priolo” alla deroga alla normativa ordinaria di tutela della salute e dell’ambiente in relazione ad attività produttive di interesse strategico nazionale. Perché è vietato che “l’iniziativa economica privata possa dispiegarsi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana” che in assenza di un vincolo temporale avrebbe potuto proseguire indefinitamente. E’ sempre più evidente che è in atto un approccio riduttivo nella salvaguardia dei diritti umani e della loro regolamentazione (non solo in tema ambientale) concordati a livello internazionale. Da vedere come troverà applicazione e quanto nei fatti potrà essere vincolante l’approvazione con un rush finale da parte dei ministri dell’Ambiente europei della legge su “Ripristino della Natura”, da due anni bloccata da veti incrociati. Il voto del Ministro dell’Ambiente austriaco, sinora astenuto, è stato contestato però dal suo stesso Governo che minaccia conseguenze. Il regolamento non richiede la ratifica dai Parlamenti e l’Italia che insieme ad altri 5 paesi ha votato contro, dovrà applicarla.  I nostri Ministri hanno fatto dichiarazioni di dissenso su molte delle norme del Green deal e vorrebbero una revisione radicale, le dichiarazioni critiche di Crosetto sono solo le ultime. Quanto fino ad ora recepito dalle normative nazionali rappresenta, come mostra la sentenza della nostra Corte Costituzionale, un argine ad interpretazioni troppo riduttive, ma non è escluso che anche su questo fronte vi possano essere passi indietro interpretativi.
 
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