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Il dilemma della pace in Ucraina

Dopo gli impegni del G7 e la conferenza di pace in Svizzera

Rocco Cangelosi 17/06/2024

Il dilemma della pace in Ucraina Il dilemma della pace in Ucraina Il  mese di giugno è stato prodigo di impegni e promesse per Zelensky. Il presidente ucraino ha incassato  al G7 il sostegno dei Grandi  “fin quando sarà necessario", un aiuto economico di 50 miliardi di dollari a  valere sui rendimenti degli asset russi congelati, la promessa americana che l'Ucraina entrerà a far parte della NATO. Ha ottenuto  poi alla Conferenza di Lucerna sulla pace il sostegno diplomatico di gran parte dei 92 partecipanti (12 Paesi, tra cui India, Brasile, Cina, Arabia Saudita  e Sud Africa non hanno firmato la dichiarazione  finale) per il suo piano di pace  basato essenzialmente sul ritiro delle truppe russe dai territori occupati, ivi compresa la Crimea, in cambio non si sa bene di che cosa. Dall'altra parte, Putin ha anticipato le mosse dell'avversario e ha messo sul tavolo le sue condizioni per la pace: abbandono  di ogni rivendicazione sui territori occupati e annessi alla Russia e rinuncia di Kiev a far parte della NATO. Le distanze non potevano essere più  siderali. Kiev chiede il ritorno allo status quo prima del 22 febbraio 2022, Mosca chiede sostanzialmente la resa di Zelensky. Due posizioni diametralmente opposte e reciprocamente inaccettabili per poter giustificare due anni di guerra con migliaia di morti da entrambe le parti.
 
Ciò detto, la ricerca della pace o quanto meno del cessate il fuoco diviene sempre più impervia. Il sostegno incondizionato all'Ucraina, se verrà concretamente attuato, allungherà indefinitamente il conflitto sempre che questo continui a svolgersi come guerra di attrito e non degeneri in un confronto di ben altra portata. D'altra parte, le vie d’ uscita sembrano restringersi. La NATO è ormai prigioniera della propria narrativa che sostanzialmente torna a parlare di vittoria su tutta la linea, sposando un linguaggio che sembrava ormai abbandonato dallo stesso Zelensky. Putin sembra intenzionato ad andare avanti, minacciando perfino una escalation del conflitto. Se questa è  la situazione che si prospetta con un sempre più probabile coinvolgimento diretto della NATO, sorge immediata la domanda se le opinioni pubbliche europee e americane siano disponibili a seguire i loro leader  sul sentiero della guerra. Morire per Kiev non sembra un tema accettabile. Oltre Atlantico, Trump ne fa oggetto della sua campagna elettorale facendo chiaramente intendere che con la sua Presidenza cesserà il sostegno incondizionato degli Stati Uniti a Kiev. In Europa  le recenti elezioni segnalano una crescente stanchezza per questa guerra e col rifiuto di un maggiore coinvolgimento delle forze armate dei rispettivi  Paesi nel conflitto. Intanto i sonnambuli che si aggirano nei vari vertici internazionali quasi inconsapevoli della catastrofe incombente, mettono sul tavolo dichiarazioni inconcludenti come quella di Lucerna, accompagnate da proposte vaghe , senza contenuti specifici sulla base dei quali poter avviare  veri i negoziati.
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