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Una “quarta via” per l'Europa

Ridefinire competenze comunitarie e nazionali secondo il principio di sussidiarietà e poi superare l'unanimità

Riccardo Illy 11/06/2024

Una “quarta via” per l'Europa Una “quarta via” per l'Europa Le forze politiche che si sono confrontate nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo possono essere suddivise grossolanamente i tre gruppi. Quello più affollato, che vede presenti i partiti della maggioranze uscente Ursula, sono sostanzialmente a favore del mantenimento dello status quo, con eventuali modesti progressi nell'architettura dell'Unione. Gli sfidanti sono i partiti della emergente destra estrema, che propongono di fatto una marcia indietro dell'Unione per ridare poteri agli Stati sovrani. Ciò che ha guadagnato loro la definizione di sovranisti. Un terzo gruppo più sparuto propone di procedere spediti verso una maggiore integrazione, per raggiungere la forma istituzionale di federazione o confederazione. Ciascuno dei tre gruppi sostiene delle ragioni valide; è vero che l'Unione attuale ha portato molti benefici ai suoi cittadini, soprattutto a quelli dei paesi ultimi arrivati, dove albergano peraltro molti sovranisti, ma è anche vero che in alcuni settori (a esempio l'immigrazione) la UE non ha performato adeguatamente, lasciando spazio all'idea che i singoli Stati avrebbero fatto meglio. Ma è anche vero che solo una maggiore integrazione ci consentirebbe, a esempio nel settore della difesa, crescenti livelli di efficacia ed efficienza.
 
Esiste quindi una quarta via che, almeno in Italia, nessun partito ha deciso di intraprendere. Potrebbe esse la strada da imboccare per eleggere il/la nuovo Presidente della Commissione nel caso la maggioranza uscente non venisse confermata. Si tratterebbe di rispolverare il principio, in voga qualche decennio fa, della sussidiarietà; verificando quali nuove competenze potrebbero essere meglio gestite a livello di Unione, per attribuirgliele, ma anche quali competenze sarebbero in realtà meglio gestite dagli Stati, per restituirgliele. Del primo gruppo dovrebbero far parte difesa, immigrazione, debito comune; del secondo tante misure di dettaglio che mirano a uniformare settori che non ne necessitano. Una volta trovato l'accordo sulle competenze da trasferire verso l'alto e quelle da trasferire verso il basso sarà forse più semplice trovare anche l'accordo (unanime) per superare l'unanimità.
 
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