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ECR: meno Europa, meno verde, più sovranità nazionale

Il programma dei conservatori europei capeggiati da Giorgia Meloni

Andrea Boitani 05/06/2024

ECR: meno Europa, meno verde, più sovranità nazionale ECR: meno Europa, meno verde, più sovranità nazionale Il manifesto elettorale del Partito conservatore e riformista europeo (ECR), di cui è leader Giorgia Meloni, ha l’indubbio pregio della chiarezza, quantomeno nel declinare in modo netto “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. L’ECR non vuole più Europa, perché l’Europa dovrebbe “fare meno ma meglio”. I conservatori (e riformisti) europei non vogliono certo procedere verso la federazione europea, rifiutano ulteriori condivisioni di sovranità e qualsiasi ulteriore centralizzazione dei poteri e delle decisioni (leggi rafforzamento del bilancio pubblico europeo per la produzione congiunta di beni pubblici europei). A tutela di una sovranità nazionale rafforzata, rifiutano l’estensione del voto a maggioranza (l’unanimità conferisce potere di veto a qualsiasi singola “nazione”, per quanto piccola). L’autonomia fiscale di ogni paese e la non interferenza negli affari fiscali di ciascuno (da parte dell’Unione, si intuisce) deve essere mantenuta gelosamente (e con esse – ma naturalmente non si dice - la possibilità di dumping fiscale). La Commissione – si afferma – non va intesa come il governo di un super-stato europeo, che non esiste e non si vuole far nascere. Peraltro, non si chiarisce quale sia il ruolo che si vorrebbe ricoperto dalla Commissione.
 
L’ECR vorrebbe far leva su risorse europee per rafforzare l’industria europea della difesa, ma non per creare una difesa europea comune: la difesa anzi deve rimanere una prerogativa esclusivamente nazionale. Si vorrebbe espandere i bilanci (nazionali) per la difesa, ma non si dice quali altre voci di spesa si propone di ridurre per tenere i conti pubblici sotto controllo (tema non sfiorato). La difesa dei confini è intesa soprattutto come argine nei confronti dell’ “invasione migratoria” (che, verrebbe da ricordare, stando ai numeri ufficiali non c’è).Nel manifesto elettorale è dichiarata l’ostilità dell’ECR al green deal europeo, viziato - si dice – di “ideologismo verde”. Dunque, le politiche di contrasto del cambiamento climatico devono essere rallentate e diluite e protetti i possibili “perdenti”. Parole di miele vengono spese per le imprese automobilistiche, quando si loda il motore a combustione interna quale “testimonianza della potenza della creatività e dell’ingegno europeo”, motore cui si assicura ancora lunga vita commerciale. L’ECR individua negli agricoltori la spina dorsale delle nostre comunità. Essi sarebbero minacciati da una ideologia verde scatenata, che bisogna debellare e combattere anche per proteggere quella cosa (per chi scrive) un po’ misteriosa che è la “sovranità alimentare”. Appare evidente la distanza del programma di ECR rispetto a quelli del Ppe e dei liberali di Renew Europe, per non parlare di quello dei Socialisti e democratici europei. Al contrario, si riscontra una certa consonanza con le idee e i propositi (non raccolti in un manifesto) di Identità e democrazia, che raggruppa Marine Le Pen, Matteo Salvini e da cui questi vorrebbero espellere gli estremisti di destra tedeschi di AFD.
 
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