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Lo scontro sulle armi per colpire in Russia

Ma i bombardamenti contro l'Ucraina partono dal territorio russo

Riccardo Perissich 28/05/2024

Lo scontro sulle armi per colpire in Russia   Lo scontro sulle armi per colpire in Russia Il dibattito italiano sull’Ucraina acquista a volte toni surreali. La quasi totalità dei partiti sostiene che dobbiamo aiutare l’Ucraina a difendersi e la maggioranza è d’accordo anche all’invio di armi. Tuttavia, quando qualcuno sostiene che bisognerebbe fare molto di più, si leva un coro indignato che sostiene che ci si vuole spingere alla terza guerra mondiale. Abbiamo assistito a indignazione unanime quando Macron ha prospettato l’ipotesi teorica di invio di truppe. Ora è il turno di Stoltenberg, Segretario Generale della Nato. Si è detto esplicitamente in disaccordo con Macron, ma è invece colpevole di aver proposto di allentare i vincoli che impediscono all’Ucraina di usare le armi fornite dagli alleati per colpire il territorio russo. Le accuse sono di due tipi: Stoltenberg non aveva diritto di parlare, e ci spinge verso la guerra mondiale. La prima accusa è la più strana. Stoltenberg sa benissimo che non spetta a lui decidere, ma qual è il compito del Segretario Generale della Nato se non quello di proporre agli alleati le strategie da seguire? Del resto esattamente gli stessi propositi erano stati espressi da Cameron, Ministro degli esteri di sua Maestà, per quanto riguarda le armi fornite dalla Gran Bretagna. Non solo; anche il Segretario di Stato Blinken si è espresso, sia pure in modo non formale, nello stesso senso. Si tratta di due membri non secondari della Nato, ma ciò non sembra aver impressionato i responsabili italiani. Sappiamo del resto che la stessa posizione è condivisa da altri membri del fianco nord e est.
 
Poi c’è la sostanza. È giusta o sbagliata la proposta di Stoltenberg, Cameron ecc? Nessuno vuole un’escalation con Putin. Tuttavia la situazione sul terreno è quella di una violenta offensiva russa e tutti diciamo che vogliamo aiutare l’Ucraina a difendersi. In primo luogo deve voler dire che dobbiamo intensificare l’invio di armi “difensive”, ammesso che questa definizione abbia senso: munizioni, blindati, difesa aerea. Tuttavia, non possiamo non vedere anche che l’obiettivo principale dell’offensiva è di colpire le infrastrutture ucraine con azioni missilistiche e aeree a partire dal territorio russo. Quindi, come fa l’Ucraina a “difendersi" se non può colpire queste installazioni? C’è nelle reticenze occidentali una certa dose di ipocrisia. Se veramente non volessimo autorizzare l’Ucraina a colpire il territorio russo, avremmo dovuto rifiutare di fornire armi che possono farlo. A cosa servono gli F16 che sono in arrivo o i missili a medio raggio che forniscono francesi, britannici e americani? Peraltro, la motivazione con cui Scholz continua a rifiutare di mandare i missili Taurus non riguarda la loro gittata, ma la presunta necessità della presenza di militari tedeschi per operarli. La verità è che l’idea che difendendosi, l’Ucraina deve astenersi dal colpire il territorio russo, ha già da tempo perso ogni giustificazione operativa. Del resto, cosa vuol dire “colpire il territorio russo”? Immagino che nessuno voglia fornire all’Ucraina i mezzi necessari per bombardare Mosca. Ma quale è la giustificazione per impedirle di colpire le installazioni militari russe da cui partono le azioni contro il suo territorio? Il guaio che il dibattito italiano continua a far finta di non capire le implicazioni del conflitto e la sua evoluzione. L’Ucraina deve difendersi…a condizione che Putin non si arrabbi troppo.  
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