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L'isolamento internazionale di Israele

…ricompatta il governo Netanyahu

Rocco Cangelosi 27/05/2024

L'isolamento internazionale di Israele L'isolamento internazionale di Israele L'incriminazione di Netanyahu  e del ministro della difesa Gallant da parte del procuratore del Tribunale  penale internazionale  e l'ordinanza  della Corte di Giustizia internazionale  per il cessate il fuoco a Rafah, susseguitesi a tre giorni di distanza l'una dall'altra, stigmatizzano l'isolamento dell'attuale governo israeliano nella Comunità internazionale. A ciò  si aggiunge la Risoluzione dell'Assemblea delle Nazioni Unite del 10 maggio scorso, pronunciatasi in favore della piena membership al Palazzo di vetro dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e i riconoscimenti della stessa da parte di Spagna, Irlanda e Norvegia intervenuti poche ore dopo. Ma tutto questo non e' servito a modificare la linea politica del governo Netanyahu. Al contrario, la compagine governativa che sembrava sull'orlo di una rottura dopo l'ultimatum del Capo del principale partito  di opposizione Benny Gantz e le dichiarazioni del ministro della difesa Gallant sul futuro di Gaza, sembra essersi ricompattata su una linea ancora più  oltranzista. Continua l'operazione a Rafah con gravi sofferenze  della popolazione civile e scarso successo nella caccia ai guerriglieri di Hamas  come ben documentato da vari corrispondenti di testate internazionali.
 
La reazione di Israele di fronte allo sdegno provocato dalle azioni di guerra a danno della popolazione inerme e stremata di Gaza appare ottusa e obnubilata da una sorta di hubris nei confronti di tutte le istituzioni ONU, accusate senza mezzi termini  da parte di autorevoli esponenti del Governo israeliano, di antisemitismo e antisionismo. A nulla serve la paziente opera di mediazione condotta dall'Amministrazione Biden ne' I timidi tentativi di convincimento svolti dall'alto Rappresentante Josep Borrell in nome dell'Ue. Colpisce poi il cinismo con il quale viene trattata la questione degli ostaggi nelle mani di Hamas nonostante le proteste crescenti dei parenti delle vittime sostenute da una gran parte della cittadinanza. La verità  e'  che Netanyahu  e il suo governo temono il voto popolare e fanno tutto il possibile per rinviare la resa dei conti attaccandosi al sottile filo di una guerra sempre più  incomprensibile ed inaccettabile per la Comunità  internazionale. Non solo ma l'atteggiamento di Israele mette in grave imbarazzo il suo migliore alleato costretto a svolgere difese di ufficio arrampicandosi  sugli specchi con costi politici in termini di perdita di consenso all'interno e di prestigio nel contesto internazionale. Ma quello che è  più  grave e' che non si capisce quale siano I reali obbiettivi di Netanyahu  e le sue proposte per il dopo per governare la situazione  a Gaza. Per il momento sembra che la continuazione della guerra sia fine a se' stessa e alla sopravvivenza politica del governo, nell'illusione  che l'arrivo di Trump alla Casa Bianca possa modificare la situazione internazionale a favore di Israele.
 
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