Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le elezioni degli altri: occhi puntati sulla Francia

Attenzione per il successo di Marine Le Pen in vista delle presidenziali del 2027

Riccardo Perissich 24/05/2024

Le elezioni degli altri: occhi puntati sulla Francia Le elezioni degli altri: occhi puntati sulla Francia Le elezioni europee si svolgono ovunque, pur se con modalità non uniformi, col proporzionale. Dove peraltro a differenza dell’Italia i leader nazionali hanno avuto la decenza di non candidarsi. Anche se tutti prevedono uno spostamento a destra, salvo sommovimenti al momento imprevedibili, il tipo di scrutinio fa sì che l’equilibrio complessivo del prossimo Parlamento non dovrebbe essere sostanzialmente diverso da quello attuale. Spostamenti anche limitati possono invece avere impatti importanti sugli equilibri interni dei singoli paesi. Anche se le campagne si svolgono soprattutto su problematiche nazionali, ci sono alcuni temi trasversali. Il primo è l’immigrazione, il vero carburante della crescita della destra radicale. Poi ci sono le difficoltà che incontra la messa in opera del green deal: stiamo imparando quanto siano sacre nell’’immaginario collettivo degli europei l’alimentazione e la vettura individuale. Infine, ma con un peso minore, le guerre in corso, Gaza più che l’Ucraina. I paesi da sorvegliare sono più d’uno. In Polonia, si tratterà di vedere se le urne confermano il successo della coalizione che ha portato Tusk al potere. Importanti anche i casi di Austria e Belgio, dove un grande successo dell’estrema destra potrebbe avere un impatto importante sugli equilibri interni. Da sorvegliare in particolare il Belgio dove, oltre che per il Parlamento europeo si vota anche per i differenti livelli del loro complicato sistema federale. C’è ovviamente anche la Germania, dove i risultati degli estremisti saranno attentamente valutati, ma che non dovrebbero portare a cambiamenti nella sia pure acciaccata coalizione di governo.
 
Il principale paese da tenere d’occhio è la Francia, che presenta alcuni paralleli con la situazione italiana. Se in Italia il principale duello è fra FdI e PD, o piuttosto fra Meloni e Schlein, in Francia sarà fra Rn di Marine Le Pen e Renaissance di Macron. Il risultato, come in Italia, è scontato, ma molto dipenderà dalla distanza fra le due formazioni. Anche per Renaissance sembra valere la soglia psicologica del 20% , da cui secondo alcuni dipendono le sorti del vertice PD. Le previsioni non sono buone. Come capolista, Macron ha scelto Valerie Hayer, capogruppo uscente a Strasburgo, persona di livello e competente, ma col carisma e l’attrattiva mediatica di un tapiro. Marine Le Pen ha invece scelto il suo delfino, Jordan Bardella (29 anni), di origini italiane, di bell’aspetto, sembra il manichino di una rivista di moda e si esprime con cortesia ed efficacia. Ma il suo messaggio è totalmente privo di contenuti. In paragone, il nostro ministro Lollobrigida ha la complessità concettuale di Platone. La cosa più inquietante per il futuro è che il vuoto programmatico di Bardella riflette quello di tutto il suo partito, compresa Marine, la cui rispettabilità formale sembra aver preso il posto di un sia pure vago programma politico. È purtroppo una tattica che sembra dare frutti. Anche perché Macron è impopolare e alle prese con molti gravi problemi interni: debito pubblico fuori controllo malgrado la pressione fiscale più alta in Europa e una crisi in Nuova Caledonia. E soprattutto l’eterna difficoltà di integrare il 10% di popolazione di origine mussulmana, con tensioni crescenti e antisemitismo in aumento per la guerra di Gaza. Crisi che giocano a favore di RN e impediscono a Gabriel Attal, il giovane e mediatico Primo Ministro scelto da Macron proprio per contrastare Bardella, di impegnarsi a fondo nella campagna. La verità è che, fra i suoi numerosi errori, Macron paga quello di non aver saputo creare un partito solido e strutturato per sostenere la sua politica. A parte la contesa principale, ci sono due differenze da segnalare rispetto alla situazione italiana. In Francia non c’è nessun duello a destra; la destra gollista che come FI aderisce la PPE, sembra essere in declino terminale. Qualcosa invece si muove a sinistra, dove l’egemonia degli estremisti di Mélanchon è sempre più contestata ed è emersa la candidatura del socialista Raphaël Glucksmann, appassionato europeista che raccoglie parecchi consensi. Al momento li raccoglie soprattutto a spese di Renaissance e resta da vedere se si tratta di un fenomeno duraturo. È chiaro che la possibilità di vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali del 2027 agita le cancellerie europee. È anche la ragione per cui oltralpe si studia con meticolosa attenzione ogni dettaglio della politica meloniana. Da cui però emerge la grande differenza che esiste fra le due persone e i due contesti. Gli indicatori dicono che da molti punti di vista la Francia va meglio di quasi tutti i vicini; certamente meglio dell’Italia. Le fratture che attraversano la società sembrano invece pericolosamente profonde e troppo spesso violente. Il paese si appresta alle imminenti Olimpiadi con l’apprensione per prevedibili scioperi corporativi di servizi pubblici e con esplosioni di violenza. Come ha detto lo scrittore Sylvain Tesson: “un paradiso abitato da gente che crede di essere all’inferno”. Abbastanza da far riflettere chi vorrebbe introdurre in Italia una riforma costituzionale con effetti intrinsecamente polarizzanti.
Altre sull'argomento
Il bivio di Giorgia in Europa
Il bivio di Giorgia in Europa
Sostenere la Von der Leyen o unificare le destre (soprattutto la Le Pen)
Se la Francia inceppa l'Europa
Se la Francia inceppa l'Europa
Francia in subbuglio in vista delle elezioni del 30 giugno volute da Macron
Contundente
Contundente
Retorica
Contundente
Contundente
Barricato
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.