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Lo scontro sulla richiesta d'arresto per Netanyahu

Non si può contestare la legittimità della Corte internazionale che però si fonda su accordi tra Stati

Luciano Panzani 23/05/2024

Proteste a Tel Aviv contro Netanyahu Proteste a Tel Aviv contro Netanyahu Lo Statement emesso lunedì scorso dal Procuratore presso la Corte penale internazionale (Cpi), che ha depositato alla sezione predibattimentale della Corte le richieste di arresto per il premier israeliano Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant, nonché per il vertice di Hamas, ha suscitato vivacissime reazioni di segno contrario in alcuni Stati, tra cui lo stesso Israele e gli Usa, e di diversa valutazione di altri Stati occidentali (Francia) oltre che di scontate reazioni positive di Russia e Cina. Intenso anche il dibattito politico-mediatico di casa nostra. La giurisdizione della Cpi sui crimini di guerra e contro l'umanità commessi sul territorio di uno Stato Parte o da cittadini di uno Stato Parte (in questo caso la Palestina, che ha ratificato lo Statuto di Roma istitutivo della Cpi nel 2015) corrisponde a nozione unanimemente riconosciuta nel settore del diritto internazionale penale, sia con riferimento alla giurisdizione ratione materiae (articoli 7 e 8 dello Statuto) sia con riferimento alla giurisdizione ratione personae et loci (articoli 11 e 12 dello Statuto).
 
L’iniziativa della Procura non ha quindi nulla di scandaloso e le reazioni contrarie, non nel merito, ma sulla legittimità dell'iniziativa non hanno fondamento giuridico. Non è del resto la prima volta che le iniziative della Cpi suscitano proteste violente. Gli stessi magistrati sono stati fatti oggetto di minacce anche personali: nel 2020, quando gli Usa hanno dichiarato un vero e proprio stato d'emergenza riguardante la Cpi, comprese sanzioni personali contro l'allora Procuratrice Fatou Bensouda; e più di recente, quando la Russia ha inserito il giudice Rosario Aitala nella lista dei ricercati per avere firmato, il 17 marzo 2023, il mandato di arresto nei confronti di Putin.
 
L'istituzione delle Cpi nasce dall'esigenza, viva dopo la seconda Guerra mondiale, di creare una giurisdizione universale effettiva sui crimini di guerra e sui crimini contro la pace e l'umanità, quale condizione essenziale di garanzia della democrazia e dei diritti umani per fissare limiti esterni all'uso della forza da parte degli Stati. Va ricordato che esistono due Corti: la Corte internazionale di giustizia, che si occupa di controversie tra Stati, e la Corte penale internazionale che giudica i reati commessi dagli individui. Sino a tempi recenti, la giustizia penale internazionale era sempre intervenuta a conflitto risolto, come nel caso dei crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Le cose sono cambiate col mandato di arresto di Putin. Ovviamente, intervenire mentre il conflitto è in atto è particolarmente difficile. Si può discutere l'opportunità di queste iniziative, ma non la loro legittimità, posto che l'istituzione della Cpi è stata ratificata da ben 123 Stati, tra cui l'Italia. La giurisdizione internazionale si fonda, tuttavia, sugli accordi tra Stati, accordi che nei tempi di ferro in cui viviamo valgono ben poco.
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