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Gaza, scontro all'Onu e la guerra continua

Il problema del riconoscimento della Palestina

Rocco Cangelosi 13/05/2024

Gaza, scontro all'Onu e la guerra continua Gaza, scontro all'Onu e la guerra continua La Risoluzione dell'Assemblea Generale ONU  che riconosce la Palestina come potenziale membro delle Nazioni Unite e raccomanda al Consiglio di Sicurezza di riconsiderare la questione del suo accoglimento è un gesto di grande valenza politica, anche se destinato a rimanere meramente simbolico. In effetti la Risoluzione incontrerà  inevitabilmente il veto USA in Consiglio di Sicurezza, ma Il risultato della votazione con 159 voti a favore, 9 contrari (tra i quali Stati Uniti e Israele) e 25 astensioni tra le quali ancora l'Italia (lo scorso anno il nostro Paese si era astenuto sulla richiesta di cessate il fuoco dell'Assemblea), testimonia il drammatico isolamento di Israele nella Comunità internazionale e mette in forte imbarazzo l'Amministrazione Biden, che nonostante tutti gli sforzi svolti, sembra incapace di ottenere dal Governo di Tel Aviv una pur minima concessione  sul piano della moderazione e della ragionevolezza. I negoziati ancora formalmente in corso al Cairo sembrano ormai  destinati a naufragare e un intervento radicale a Rafah dell'esercito israeliano è ormai in via di attuazione nonostante le esortazioni di USA e UE per evitare un ulteriore esecrabile massacro della popolazione civile.
 
La realtà  è che la coalizione al potere a Tel Aviv, condizionata dai partiti ultraortodossi di Smotrich e Ben Gvir, si squaglierebbe come neve al sole di fronte  a un accordo con Hamas. Infatti un istante dopo lo scambio di ostaggi e il cessate il fuoco, Netanyahu e compagni dovrebbero rendere conto di una gestione fallimentare che ha permesso l'attacco del 7 ottobre e che dopo 6 mesi di guerra farebbe emergere Hamas  come interlocutore politico in qualche modo legittimato, sconfessando il mantra della sua distruzione sostenuto finora  dal Governo israeliano.  Di fronte al dilemma se salvare gli ostaggi o sopravvivere politicamente,  il governo Netanyahu sembra aver scelto di  continuare questa guerra insensata, nella speranza di ottenere con l'arrivo di Trump alla Casa Bianca maggiore sostegno americano alla linea politica fin qui condotta  e un superamento dell'isolamento internazionale in cui Tel Aviv sta sprofondando. Nonostante la Risoluzione ONU, duramente stigmatizzata da Israele,  la soluzione dei due Stati appare  sempre più  lontana, mentre l'Amministrazione Biden sottoposta alla contestazione delle Università americane sembra  non aver più  carte da giocare per avviare una soluzione credibile nel groviglio mediorientale. Anche la minaccia di non fornire più armi a Israele sembra destinata a cadere nel vuoto. A un inevitabile veto in Consiglio di Sicurezza potrebbero seguire riconoscimenti della Palestina da parte di singoli Paesi. Spagna, Irlanda, Malta e Slovenia sono già pronti a farlo il 21 maggio ed altri Stati potrebbero  seguire, rendendo sempre più  complicata una situazione già  di per se' senza speranza.
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