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Macron, Crosetto e il problema della deterrenza

Dichiarazioni e smentite sul possibile invio di truppe in Ucraina

Riccardo Perissich 06/05/2024

Macron, Crosetto e il problema della deterrenza Macron, Crosetto e il problema della deterrenza Il Ministro Crosetto ha rilasciato un’intervista al Corriere che contiene affermazioni importanti sulla politica di difesa del Governo. Dopo aver ribadito la necessità e l’urgenza di rafforzare le nostre forze armate, ha detto senza mezzi termini che le sorti dell’Ucraina sono una questione esistenziale per l’Europa e quindi anche per noi. Ha anche aggiunto che bisogna fare di tutto per spingere Putin al negoziato. Ha poi criticato Macron che, affermando lo stesso principio dell’importanza esistenziale dell’Ucraina, ha aggiunto che non ci sono limiti all’impegno francese, compreso se necessario l’invio di truppe. L’Italia, ha detto invece Crosetto, “ha sempre escluso” un intervento diretto. A prima vista, si tratta della posizione ufficiale della NATO e degli USA. Tuttavia sostenere con enfasi particolare che abbiamo “sempre escluso” l’intervento, dà alla posizione italiana una coloritura particolare. Crosetto, una delle rare teste pensanti di questo governo, sa sicuramente che in una situazione di conflitto potenziale se si vuole spingere l’avversario al negoziato, la principale regola della deterrenza è quella di manifestare la massima determinazione nel perseguimento dell’obiettivo, lasciando però planare una dose di incertezza sulle proprie azioni future. Ora, quel “sempre”, che del resto non è stato mai chiaramente enunciato da Biden, è proprio ciò che toglie forza all'obiettivo di spingere Putin al negoziato. Passando a Macron, l’obiettivo chiaramente dichiarato delle sue parole è invece proprio quello di lanciare a Putin il messaggio che il nostro impegno in favore dell’Ucraina “non ha limiti”. Affermazione importante, anche e soprattutto nel contesto dall’incertezza sulla perennità dell’impegno americano. Così facendo, Macron si situa chiaramente nel quadro delle regole della deterrenza. Tuttavia, menzionando esplicitamente l’invio di truppe, commette l’errore di spostare l’attenzione dal messaggio principale, l’impegno senza limiti, a una delle azioni possibili, cioè l’invio di truppe. Azione che non è al momento la priorità per nessuno a cominciare dagli ucraini, i quali invece reclamano munizioni e missili. Cosi’ facendo Macron, provocando diffuse reazioni negative come quelle di Crosetto, fornisce a Putin l’immagine di un occidente diviso e indebolisce la forza del suo messaggio principale.
 
Siamo quindi di fronte a una doppia e in un certo senso speculare contraddizione, di Crosetto e di Macron, che ha in entrambi i casi motivazioni di politica interna. Molti purtroppo trascurano il fatto che spesso ciò che è destinato al pubblico interno, può provocare malintesi e danni con l’opinione pubblica degli alleati. Essa riflette però anche alcune differenze di fondo nella percezione che i paesi europei hanno del ruolo della forza militare. Alcuni, sicuramente Francia, Regno Unito ma anche Polonia, scandinavi e baltici, considerano l’uso eventuale della forza uno degli strumenti possibili nel perseguimento dell’interesse nazionale; l’opportunità di ricorrervi appartiene interamente alla sfera della sovranità nazionale, anche se condizionata dal diritto internazionale. Per altri, soprattutto Germania e Italia, la situazione è diversa. Sarebbe sbagliato definirli a priori pacifisti, dal momento che durante la guerra fredda non hanno scelto la neutralità; hanno tuttavia delegato agli Usa la propria sicurezza. Sono ora più disposti a dispiegare truppe fuori dalle frontiere, ma solo per compiti di peace keeping. Il sostegno militare all’Ucraina è da questo punto di vista una importante novità, peraltro oggetto in entrambi i paesi di forti resistenze interne. In Italia, l’articolo 11 della Costituzione è stato sacralizzato molto oltre il suo significato letterale. Sarebbe un grave errore sottovalutare il peso della storia in queste differenze di visione fra europei. Tuttavia, se si vuole veramente prendere atto che il mondo è cambiato e che l’Europa deve diventare più credibile in materia di difesa, se si vuole veramente progredire verso una più grande unità, esse devono essere affrontate. Primo fra tutti, il Ministro Crosetto ne è sicuramente cosciente.  
 
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