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Ucraina, le linee rosse della NATO

E la ricerca di un possibile accordo

Rocco Cangelosi 06/05/2024

Ucraina, le linee rosse della NATO Ucraina, le linee rosse della NATO Se è  vero che la NATO sta mettendo a punto le linee rosse, superate le quali non escluderebbe un intervento diretto per evitare il tracollo dell'Ucraina, sarebbe auspicabile che un segnale  chiaro e inequivocabile giunga  a Putin da parte dei Paesi dell'Alleanza atlantica. Non sembra  invece che finora sia il caso, date le reazioni disparate in campo occidentale diviso su come affrontare questo ultimo capitolo del dramma ucraino.Putin ha dalla sua il fattore tempo e potrebbe scatenare una offensiva decisiva in estate prima che gli aiuti americani stanziati si traducano in effettive forniture di armi sul terreno. Appare ormai evidente che se non si trova una via per la pace, la situazione potrebbe precipitare verso   scenari apocalittici. Si spera molto sulla Conferenza convocata a Ginevra  dalla Presidente  della  Confederazione elvetica  Amherd per metà giugno, con la partecipazione prevista  di un centinaio di Paesi. Ma senza la Russia che senso potrà avere?
 
Continuare a parlare di Pace giusta è  un mantra mistificatore. Dopo guerre sanguinose non si conoscono paci giuste. Non lo è stata quella in Vietnam, né quella in Iraq né quella in Afghanistan, né quelle seguite alle sette guerre mediorientale di Israele con i Paesi arabi e i palestinesi. Bisognerà quindi lavorare per sviluppare i negoziati sotterranei con il Cremlino condotti con modalità  intermittenti a vario titolo da alcune diplomazie. Il ruolo della Cina potrebbe essere determinante. Grandi aspettative si ripongono sulla visita di Xi Jinping a Parigi e in Europa, ma bisogna individuare il punto da cui partire per avviare un negoziato credibile. Il 25 aprile scorso Die Welt ha pubblicato la bozza di accordo del 15 aprile 2022 negoziata a Istanbul in base alla quale le forze russe, che già avevano evacuato le zone occupate nel Nord, si sarebbero ritirate dalle altre  regioni occupate fuori del Donbass; mentre l'entità del ritiro dalle province di Donetsk e Luhansk (il Donbass, appunto) era rinviata a un round finale di negoziati diretti fra Putin e Zelensky. Ma in quella fase l’ obbiettivo  principale per Mosca  di un possibile accordo era la neutralità permanente dell'Ucraina; escludendo quindi un'adesione alla NATO e lo stazionamento di truppe e missili  sul suo territorio. Nessuna difficoltà  invece per l'adesione di Kiev alla UE. In cambio, l'Ucraina avrebbe ottenuto garanzie di  sicurezza dai Paesi P5 e altri Paesi che avessero voluto aderire all'intesa. Tuttavia l'accordo che poteva mettere fine ai combattimenti  dopo due mesi, naufragò perché  americani e inglesi ritennero che  la garanzia avrebbe potuto portare ad uno scontro futuro con la Russia e Boris Johnson in particolare persuase Zelensky a continuare la guerra nella convinzione che i russi prima o poi avrebbero fatto marcia indietro. La situazione dopo 2 anni è cambiata a favore di Putin, ma resta il fatto che un eventuale accordo non può  prescindere dalla definizione  della neutralità  o neutralizzazione dell'Ucraina con garanzie solide e vincolanti  e non certo  simili a quelle stipulate  a Budapest nel 1994. E' un nodo difficile da risolvere, la cui definizione comporterebbe sconvolgimenti profondi nella compagine governativa ucraina, già duramente provata e spaccata sulle scelte da operare. D'altra parte continuare i combattimenti senza una chiara  possibilità di successo almeno per frenare l'avanzata russa rischia di non portare da nessuna parte. La ricerca di un accordo sulla falsariga della bozza di Instanbul potrebbe essere nella congiuntura attuale il male minore, di fronte alla prospettiva di un collasso ucraino o di una guerra nucleare.
 
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