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Elezioni europee, cosa dicono i manifesti elettorali

I programmi di popolari, socialisti e liberali

Andrea Boitani 26/04/2024

Elezioni europee, cosa dicono i manifesti elettorali Elezioni europee, cosa dicono i manifesti elettorali La lettura dei manifesti programmatici dei partiti europei che hanno sostenuto in Parlamento la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen è istruttiva. Le questioni trattate sono molte e, a grandi linee, compaiono in tutti i manifesti, sia pure con sfumature e collocazioni diverse. Su alcune torneremo. Significativa è la scelta di quali temi porre al primo posto. Il PSE sceglie “soluzioni per una migliore qualità della vita” e, tra queste, in testa troviamo “assicurare un posto di lavoro di qualità per tutte e tutti”, con sottolineatura dei problemi della sicurezza sul lavoro, della congruità delle retribuzioni, dell’esclusione sociale e della parità di genere. Il PPE apre con “un’Europa che protegge i suoi cittadini”, promettendo di proteggere “le frontiere dell’Europa dall’immigrazione illegale”, di combattere il terrorismo (e il crimine organizzato) e di rafforzare la difesa dei cittadini europei di fronte alle minacce russe e cinesi e “all’instabilità del nostro vicinato”. E sotto l’impegnativo titolo “miglioreremo la nostra capacità di integrazione”, troviamo il proposito di accelerare i rimpatri degli immigrati irregolari, laddove il PSE (al quattordicesimo posto) parla di gestione dell’asilo e della migrazione su basi di solidarietà ed equità.
 
Renew Europe - il raggruppamento liberal-riformista voluto da Emmanuel Macron – apre con “difesa, difesa, difesa”, sostenendo l’assoluta priorità di accrescere le capacità autonome europee di difesa, “per aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro l’aggressore russo e scoraggiare le minacce dei regimi autoritari”, argomentando anche che l’industria della difesa è “fornitrice di lavoro e innovazione”.Sui migranti, Renew Europe dichiara di voler porre al centro la dignità della vita umana, sia pur picchiando duro sui trafficanti. Insomma, Il PSE guarda al suo elettorato di riferimento, puntando soprattutto sul lavoro e l’Europa sociale; il PPE sembra preoccupato dell’erosione elettorale a vantaggio della destra, di cui insegue ansie e promesse (anche se, in genere, gli elettori non premiano le rincorse sul terreno degli avversari). Renew Europe si schiera per una politica economica dominate dalla difesa e dall’industria militare. Sapranno (e vorranno) partiti che oggi guardano in direzioni così diverse trovare un accordo per sostenere la nuova Commissione, sempre che gli elettori diano ancora loro i numeri?
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