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Il nostro impegno ridotto nel Mar Rosso

La missione navale europea lascerà il “lavoro sporco” ad americani e inglesi

Riccardo Illy 06/02/2024

Il nostro impegno ridotto nel Mar Rosso  Il nostro impegno ridotto nel Mar Rosso Sono ormai settimane che i ribelli Houthi, pesantemente finanziati dall’Iran, conducono una guerra per procura nel Mar Rosso, attaccando con missili lanciati da terra o da elicotteri navi cargo di varia natura. Inclusa, qualche giorno fa, nonostante i rapporti distesi che intercorrono fra Iran e Russia, una petroliera che trasportava greggio di origine russa. La pericolosità della navigazione nel Mar Rosso ha indotto molte compagnie di navigazione a evitarlo preferendo la circumnavigazione dell’Africa, con conseguenze che stanno diventando pesanti sui tempi di consegna delle merci, sul costo dei noli, che stanno impattando sul funzionamento di alcuni settori industriali e sull’inflazione. Alcuni Paesi membri della UE hanno deciso di intraprendere un’iniziativa militare navale nel Mar Rosso a difesa dei propri interessi e delle proprie imprese. Il ministro Crosetto alcuni giorni fa ha annunciato che all’Italia - che già aveva deciso di inviare una nave sul teatro di guerra - è stato chiesto di guidare la missione, la quale potrà portare risultati significativi non tanto e non solo se consentirà di intercettare i missili degli Houthi, ma se mirerà anche, come già stanno facendo americani e inglesi, a distruggerne le basi militari dalle quali vengono lanciati i razzi, basi che possono essere individuate grazie alle immagini dei satelliti e degli aerei spia.
 
Il ministro Crosetto ha precisato che la missione sarà puramente difensiva, verosimilmente in virtù dell’articolo 11 della Costituzione che in sostanza vieta all’Italia azioni militari di aggressione. La missione - benché d’immagine - rischia però di ottenere risultati ridotti, soprattutto di tipo dissuasivo. Lasciando agli americani e agli inglesi il “lavoro sporco” di annientare le cellule Houthi responsabili degli attacchi.
 
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