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Precipita la crisi mediorientale

Dopo i bombardamenti anglo-americani in Yemen

Rocco Cangelosi 15/01/2024

Precipita la crisi mediorientale Precipita la crisi mediorientale L'azione a guida Usa e Gran Bretagna contro gli Houthi per assicurare la libertà di navigazione nel Mar Rosso ricorda l'azione franco-britannica del 1956 contro Nasser a seguito della nazionalizzazione del Canale di Suez. La crisi, alla quale  segui' l'invasione  israeliana dell'Egitto fino al Canale, si concluse con un intervento delle Nazioni Unite sostenuto da Stati Uniti  e Unione  Sovietica, che  impose il ritiro delle truppe israeliane, la dislocazione di una forza di peace-keeping e la  riaffermazione della liberta' di navigazione nel Canale. La  situazione attuale  e' ovviamente diversa poiche' nel caso di specie si tratta del rispetto della liberta' di navigazione in mare libero garantita dalle norme del diritto internazionale e nessuna pretesa di controllo da parte degli Houthi o da chicchessia puo' essere accampato. Non di meno, gli atti di pirateria che hanno determinato l'attacco mirato  su alcuni obbiettivi strategici in Yemen aprono un nuovo capitolo nei gia' delicati equilibri mediorientali, che potrebbe determinare una estensione del conflitto in corso.
 
Il governo Netanyahu infatti, oltre all'obbiettiva difesa degli interessi di Israele gravemente danneggiati dagli attacchi Houthi nel Mar Rosso, vede nell'apertura della crisi yemenita la possibilita' di un regolamento dei conti con l'Iran considerato il  burattinaio dei movimenti terroristici della Regione. La posizione degli Stati Uniti e' molto piu' prudente e si limita a parlare di azioni mirate nella speranza di poter circoscrivere il conflitto ed evitare un confronto diretto con l'Iran. La situazione tuttavia appare esplosiva.Le cosiddette “azioni mirate” sono controllabili fino a un certo punto e difficilmente definibili quanto alla portata. D'altra parte, l'attuale governo israeliano non puo' non vedere con sollievo l'apertura di questo nuovo fronte, che da una parte rende indispensabile il suo apporto strategico e militare e dall'altra allontana il riflettore dalla grave crisi umanitaria di Gaza e dalle accuse di genocidio a cui  Tel Aviv è chiamata a rispondere di fronte alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aja. Con i giorni che passano la situazione mediorientale tende a ingarbugliarsi sempre più. Si avverte la latitanza dell’Onu e del suo Consiglio di Sicurezza, bloccato dai veti incrociati che ne impediscono qualsiasi decisione e in alternativa la mancanza di iniziative politiche credibili per avviare un processo di pacificazione.
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