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Ue, aprire il dibattito sull'allargamento

E la Germania propone di estendere il voto a maggioranza

Stefano Micossi 10/11/2023

Ue, aprire il dibattito sull'allargamento  Ue, aprire il dibattito sull'allargamento Nei giorni scorsi la Commissione europea ha adottato il pacchetto allargamento 2023, che accerta i progressi compiuti dai paesi candidati (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia), e per la prima volta accerta i progressi compiuti in Ucraina, Moldavia e Georgia nell’affrontare le raccomandazioni emesse su questi paesi nei mesi scorsi. Sono raccomandazioni di vario rilievo, che nel complesso riflettono le valutazioni tecniche della Commissione, ma certo non le condizioni politiche generali nelle quali l’allargamento potrebbe essere ‘digeribile’ per i membri attuali e i loro cittadini. Quel che fa sobbalzare è che stiamo entrando in un nuovo processo di allargamento senza che vi sia stata nessuna discussione nel Consiglio europeo e nel Parlamento, e soprattutto nell’opinione pubblica, delle implicazioni di questa decisione per il futuro dell’Europa. Ancora una volta, come nel 2004, le esigenze della sicurezza sui confini orientali dell’Europa hanno prevalso su ogni altra valutazione. L’unica intesa sul processo, se c’è, è che questa volta si procederà paese per paese, ognuno nei suoi meriti e problemi specifici; non si dovrebbe, cioè, ripetere l’ammissione in blocco dell’ultima volta.
 
Intanto, sono passati vent’anni e le istituzioni europee sono rimaste com’erano, con i processi decisionali fermi all’unanimità in tutte le materia di alta politica: sia nel coordinamento delle politiche economiche, sia nella politica estera e di difesa. Anche le decisioni nelle aree dove si vota a maggioranza potrebbero bloccarsi con i nuovi equilibri del Consiglio. La Germania ha da tempo proposto di estendere il voto a maggioranza nell’ambito del Consiglio; un documento franco-tedesco pubblicato nel settembre scorso adombra l’ipotesi di integrazione differenziata, senza ben definire se ciò avverrebbe per paesi, per materie o per tutti e due. C’è veramente da preoccuparsi, perché i meccanismi decisionali dell’UE sono già complicati; i processi di integrazione culturale degli ultimi arrivati appaiono molto meno che soddisfacenti (si pensi alla Polonia, all’Ungheria e alla Slovacchia); e la distanza economica, sociale, culturale e politica tra l’UE e i nuovi candidati è semplicemente abissale. Come e con quali condizioni aprire loro la porta è questione cruciale che deve uscire allo scoperto.  In questo nuovo allargamento, l’UE si gioca la sopravvivenza del progetto di unione politica. Non si può, a mio avviso, continuare a procedere con le decisioni prese a Bruxelles e nelle stanze chiuse dei rapporti con gli Stati Uniti. Una vera discussione nei parlamenti e davanti all’opinione pubblica non mi sembra rinviabile.
 
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