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01/01/1970

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Roberto Casati 24/10/2023 18:55
In verità, fin dalla lontanissima dichiarazione ONU che sancì i due stati indipendenti, i palestinesi e gli altri paesi arabi rigettarono tale soluzione, attaccando subito dopo Israele. E iniziarono poi molte altre guerre contro Israele per annientarlo. Infatti, il punto imprescindibile per i Palestinesi ed i loro alleati è il totale rifiuto di riconoscere Israele come stato, nonché la sua stessa esistenza, ed il desiderio di volerlo eliminare. Il terrorismo palestinese (fin dai tempi dell'Olimpiade di Monaco) è il frutto di una tale impostazione.
Ora però si è aggiunta la mano dell'Iran, che non va ignorata nell'equazione, poiché l'Iran conduce una politica di destabilizzazione e potere in tutto il Medio Oriente, a cominciare dal Libano e dallo Yemen. Non è più solo quindi una questione palestinese-israeliana.
Israele ha il diritto di difendersi e creare aree "cuscinetto", dopo avere invano restituito tutti i territori conquistati con la guerra del '67 (una delle tante iniziate dai paesi arabi confinanti) in cambio di una promessa di pace, mai realizzatasi.
L'espressione "olocausto al rallentatore" è inappropriata e ingiusta verso coloro che davvero hanno sofferto l'olocausto ed i progrom. Le stragi di guerra non sono olocausto: l'attacco programmato contro i civili da parte di Hamas ne è invece una continuazione ideologica: non dobbiamo dimenticare al riguardo che, durante la seconda guerra mondiale (e prima) la stragrande maggioranza degl arabi palestinesi parteggiava per il nazismo ed il fascismo, sotto la guida del gran Muftì di Gerusalemme (Amin al-Husseini) che reclutava per le SS. E pertanto, anche il riferimento alle Fosse Ardeatine, che è un chiaro parallelismo tra il comportamento di Israele a quello dei nazisti, oltre ad essere ingiusto e offensivo, è anchestoricamente inappropriato. Come lo è pure ogni riferimento all'apartheid, novella accusa che si muove ad Israele da qualche tempo: gli arabi israeliani hanno gli stessi diritti civili degli altri cittadini.
L'angoscia per le sofferenze subite da tanti non può distogliere dall'analisi obiettiva di dove risiedono le responsabilità per aver scatenato e perpetuato questa situazione e per continuare ad opporsi ancora, dopo 75 anni, a ogni soluzione che non comporti l'annientamento di Israele. Nè consente di usare paragoni assurdi e oltraggiosi per lo stato di Israele.
Su di un piano pratico, va osservato che Hamas governa i palestinesi: che pace vorrà mai fare con Israele? e chi potrà o vorrà mai imporre all'Iran di cessare la propria politica nella zona?
L'equidistanza non è storicamente corretta e non giova alla soluzione. Israele non ha mai iniziato una guerra: Israele cerca di difendersi.
Alberto Heimler 25/10/2023 09:40
Concordo con Roberto Casati e aggiungo. La prima è che gli arabi israeliani sono a tal punto cittadini di Israele con pari diritti che oggi ci sono diplomatici e ambasciatori di Israele arabi. La seconda è che se nel 2000 Arafat avesse accettato quando Barak aveva offerto (inclusa una soluzione su Gerusalemme Est) avremmo avuto uno Stato Palestinese (che avrebbe compreso anche Gaza) e oggi molte di quelle riserve che Barak aveva posto sarebbero cadute (sempre che fosse stata mantenuta la pace). Cosa hanno invece ottenuto i palestinesi dopo il grande rifiuto di Arafat?