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Resiste la democrazia brasiliana

Anche se l'elettorato è spaccato e i conflitti potrebbero proseguire

Domenico De Masi 10/01/2023

Resiste la democrazia brasiliana Resiste la democrazia brasiliana Già mentre procedevano le devastazioni del palazzo presidenziale di Plano Alto, di quello del Congresso e della sede del Tribunale Supremo, Lula ha tenuto un discorso pacato in cui si impegnava a ripristinare l’ordine e a proseguire nel suo programma di governo. Nelle ore successive, 1.500 rivoltosi sono stati incarcerati e la rivolta è stata sedata senza morti e feriti, a differenza di quanto avvenne al Campidoglio di Washington. Poi Lula ha fatto altre due mosse intelligenti. Ha riunito immediatamente a Brasilia sia un consiglio dei ministri d’emergenza, sia tutti i 24 governatori degli Stati brasiliani per raccogliere le loro dichiarazioni di solidarietà e programmare le azioni necessarie alla progressiva riconciliazione del paese. Quindi, insieme ai governatori, ha ispezionato i palazzi devastati e ha tenuto un discorso molto intenso, coerente con le sue idee socialdemocratiche che mettono sempre al primo posto i poveri: “Non lasceremo che la democrazia ci sfugga di mano, perché è l’unica possibilità per noi di garantire che queste umili persone che vivono nelle periferie, dormendo per strada, abbiano diritto di mangiare tre volte al giorno o di vivere il diritto al lavoro”. Nel frattempo, Lula si è assicurata la solidarietà di diecine di capi di stato di tutti i paesi democratici e ha confermato, sia dentro che fuori del Brasile, la sua capacità di tenere in mano la situazione.
 
Ovviamente non c’è da farsi illusioni: metà dei brasiliani hanno votato Bolsonaro e il solco che li divide dall’altra metà, favorevole a Lula, è quasi incolmabile. Ma la folle operazione di domenica ha messo in chiaro la sprovvedutezza e la violenza di Bolsonaro e dei suoi fedelissimi, ha svelato chi li dirige e chi li finanzia, ha dimostrato in modo inequivocabile che l’esercito non è più quello del 1964, quando realizzò il golpe, ma è decisamente fedele alla repubblica democratica e al suo Presidente. Inoltre, la rapida soluzione del tentato golpe ha supplito ampiamente alla cocciuta negazione dei risultati elettorali da parte del sessantasettenne Bolsonaro, ora ricoverato in un ospedale della Florida ma probabile imputato – ora che ha perso l’immunità – per crimini contro la democrazia e contro la salute dei cittadini. I prossimi mesi ci diranno se Lula sarà in grado, con il suo carisma e con la sua straordinaria storia personale, di rimarginare le ferite lasciate dagli ultimi 4 anni di semi-dittatura, o se nuove sommosse proseguiranno la catena di conflitti che hanno turbato profondamente la vita sociale brasiliana già con i movimenti studenteschi del 2013 e poi con i grandi scioperi del 2017. Per ora sappiamo che nel 2019 il Brasile è sciaguratamente caduto in un regime autoritario ma che in soli 4 anni è riuscito a liberarsene.
 
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