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Macron, Biden e l'Europa “plurale”

Come è' andata la visita del Presidente francese in Usa

Riccardo Perissich 02/12/2022

Macron, Biden e l'Europa “plurale”  Macron, Biden e l'Europa “plurale” Ma come è veramente andata la visita di Macron a Biden? Una visita ufficiale di un capo di stato francese a Washington è sempre un avvenimento importante. Dal punto di vista americano, la Francia è un alleato indispensabile per il suo peso in Europa, per il possesso dell’arma nucleare e per il seggio al Consiglio di Sicurezza Onu. È anche però, fin dal tempo di De Gaulle un alleato difficile, sempre tentato di andare per conto suo e a volte al limite del neutralismo. Macron non è da meno. Il suo progetto di “autonomia strategica” dell’Europa è infatti un bel esempio di ambiguità strategica. Da un lato infatti l’Europa deve essere unita per rafforzare l’Alleanza Atlantica, versione preferita dagli americani e dalla quasi totalità degli altri europei, Italia compresa; dall’altro, “autonomia” vuole in primo luogo dire autonomia dagli Usa, come emerge dal recente discorso di Macron agli ambasciatori francesi. Non deve sorprendere che a Washington Macron abbia mostrato soprattutto la prima versione. Quali sono dunque i risultati? I media italiani, esprimendo l’irresistibile voglia italica di passare un Natale tranquillo, si sono soprattutto affrettati ad annunciare aperture di Biden sulla pace in Ucraina e la convocazione di una possibile conferenza a Parigi in dicembre. La realtà, come ha opportunamente notato Marta Dassù su Repubblica è molto diversa: Biden, dimostrandosi aperto a parlare con Putin, non ha detto nulla di nuovo, poiché il dialogo dipenderà da cose che Putin ha ripetutamente mostrato di non voler fare.
 
Macron, che pure intrattiene con Putin rapporti frequenti, ha confermato la sua linea di fedele sostenitore della linea atlantica e europea. La mitica conferenza di Parigi in realtà non è altro che una riunione destinata a coordinare e rafforzare gli aiuti all’Ucraina. In effetti, il principale argomento in discussione a Washington non era la guerra, ma le sue conseguenze economiche. Esse, e ancor più il protezionismo americano recentemente consacrato nella legge detta Ira (Inflation Recovery Act), discriminano e danneggiano pesantemente l’Europa, riservando ingenti sussidi alle sole imprese americane. Da questo punto di vista Macron, fattosi portavoce dell’Europa, sembra avere ottenuto qualche risultato, ancora però da verificare nei dettagli.
 
Resta la domanda finale, adombrata dai media francesi ma non solo. Dopo il tramonto di Angela Merkel, si può dire che Macron sia stato consacrato a Washington “nuovo leader dell’Europa”? È certamente il più attivo. Tuttavia un po’ di cautela è d’obbligo. È vero che l’autoinflitta punizione di Brexit ha messo Londra un po’ fuori gioco. È anche vero che la Germania dopo l’era Merkel attraversa una difficile transizione politica ed economica. Non vanno tuttavia dimenticati tre fattori. Per quanto difficile, la transizione tedesca è in atto e il passato ci dice che essa è lenta ma efficace. Del resto, se dovesse fallire ne soffriremmo tutti. Poi, il tempo in cui uno o anche due paesi potevano decidere del futuro della politica europea è passato. Nulla di serio può ora succedere senza coinvolgere da un lato Polonia, baltici, scandinavi e Olanda e dall’altro Italia e Spagna. Infine, se Berlino soffre un po’, Parigi con un Presidente al secondo mandato e privo di maggioranza al Parlamento, non sta molto meglio. L’Europa è sempre più plurale. Resta da vedere quanto ciò sia benefico per le relazioni transatlantiche.
 
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