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La ripresa dei rapporti geopolitici

Al G20 di Bali isolata la Russia e stemperate le tensioni Usa-Cina

Fabrizio Galimberti 24/11/2022

La ripresa dei rapporti geopolitici La ripresa dei rapporti geopolitici Non ci si aspettava molto dal G20 di Bali. E, a scorrere le 9.727 parole del lunghissimo comunicato finale, seminato di acronimi e rimpianti (non abbiamo raggiunto gli obiettivi fissati al G20 di Addis Abeba o di Brisbane o di…), sembra il solito consesso pieno di buone intenzioni e lodevoli promesse e poco più. Perché, allora, l’autorevole rivista «Foreign Policy» titola: “The G-20 Proved It’s Our World Government”? E rincara: “In tempi di conflitto globale [era la prima volta dalla guerra in Ucraina che il G20 si riuniva] le grandi potenze hanno dimostrato che la cooperazione funziona”? In primo luogo è servito a dimostrare l’isolamento della Russia (Zelenskyi, in un messaggio video, ha perfino parlato del G19!): Putin non è venuto, e il suo fido scudiero – il ministro degli Esteri Lavrov – è andato via presto, dopo una pugnace conferenza stampa in cui ha anche avanzato teorie complottistiche e cospiratorie su laboratori americani di armi biologiche… Sgombrato il campo, Cina, India e Brasile – i Paesi più grossi fra quelli che si astengono dal condannare apertamente la Russia – non hanno fatto tuttavia mistero né del fatto che considerano la guerra in Ucraina una minaccia per l’economia mondiale, né del fatto che condannano il rumor di sciabole nucleari del presidente russo. E, per quanto riguarda l’altra minaccia – l’antagonismo acceso fra il Celeste impero e gli Stati Uniti – il disgelo fra Cina e Usa, fra Xi e Biden, era palpabile (speriamo che duri): una conversazione di tre ore deve esser servita a qualcosa…
 
Il G20 copre il 60% della popolazione mondiale e l’80% del Pil, ed è più ‘maneggevole’ dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite o dei consessi sul clima. Se ci sono problemi globali – e il cielo sa se adesso ci sono… – può essere un foro naturale per confrontarsi e cercare soluzioni comuni. L’Indonesia, che presiedeva questo vertice e che aveva votato con l’Occidente all’Onu nel condannare la guerra in Ucraina, si è adoperata per contemperare le ragioni della geopolitica con quelle dello sviluppo economico. Quando c’è una crisi, si può rispondere rimandando, spazzando i problemi sotto il tappeto, accettando un’altra escalation, o prendendo decisioni. A Bali c’è stato un po’ di tutto questo, il che può sembrare blando. Ma, rispetto al giorno prima, quando molti parlavano di una Terza guerra mondiale, abbiamo fatto qualche progresso.
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