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La Cop27 apre ai risarcimenti per i danni da clima

Ma gli Usa, pur confermando gli impegni, prendono tempo

Pia Saraceno 15/11/2022

 La Cop27 apre ai risarcimenti per i danni da clima  La Cop27 apre ai risarcimenti per i danni da clima Per la prima volta nell’agenda delle Conferenze per il Clima, alla Cop27 è stata decisa la creazione di un fondo per far fronte ai danni causati dal cambiamento climatico, già evidenti e che si vedranno sempre più in futuro, nei paesi con territori fragili e per nulla responsabili delle concentrazioni di CO2 in atmosfera.  Un fondo separato da quello pensato per favorire la trasformazione tecnologica e l’adattamento sul quale i paesi industrializzati si sono impegnati a erogare, 100 mld di dollari l’anno per il quinquennio 2020-25. Per anni gli Usa e gli altri paesi più ricchi hanno invece bloccato l’idea di creare un fondo per coprire i costi del “Loss and Damage”, nel timore che un riconoscimento esplicito di responsabilità diretta dei danni avrebbe potuto aprire una richiesta illimitata di fondi. Alcuni leader dei paesi europei questa volta si sono dimostrati più aperti alla discussione, molte le difficoltà da superare per codificarne le modalità di funzionamento, in via preliminare l’ostacolo iniziale è come stabilite dal punto di vista legale le responsabilità e attribuirne la copertura dei costi. Nella sua rapida apparizione alla Cop27 venerdì scorso, in ritardo rispetto agli altri leader, ma rafforzato dai risultati di mid term, Biden sul punto delle compensazioni dei danni non si è espresso. Venuto per rassicurare che l’era Trump è finita, ora può confermare gli obiettivi enunciati nella long-term strategy divulgata dal governo americano nel novembre 2021 e ribadire l’obiettivo di riduzione le emissioni al 2030 del 50-52% rispetto al 2005. Ha inoltre confermato che farà la sua parte nel contribuire a raggiungere i 500 mld di dollari entro il 2025 dei fondi per la transizione per i paesi più fragili, innalzando il contributo degli Stati Uniti a 11,4 mld l’anno. Considerando che l’anno scorso l’amministrazione Biden è riuscita a far passare al Congresso solo 1 mld di dollari per questo obiettivo, la promessa è da considerarsi ambiziosa, ma forse non del tutto credibile visto che i repubblicani, più forti di prima al Congresso, hanno già dichiarato battaglia. Siamo ancora alle promesse che potrebbero essere difficili da mantenere.
 
Pare più concreto l’impegno, rafforzato dalle recenti decisioni, di ridurre le emissioni fuggitive di metano.  Pur avendo una permanenza in atmosfera assai minore della CO2, esse continuano ad essere responsabili dell’aumento già avvenuto di un grado delle temperature rispetto all’era preindustriale. La loro riduzione di almeno il 30%, come promesso dalla Global Methane Pledge, cui anche gli Usa hanno aderito, si stima dovrebbe eliminare 0,2°C dell’aumento previsto al 2050. Con le prescrizioni contenute nella nuova legge Usa per il clima, le compagnie produttrici di fonti fossili potrebbero arrivare secondo l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti ad una riduzione dell’87% delle emissioni di metano rispetto ai livelli del 2005. Target però anche in questo caso teorico, visto che stando all’analisi di Climate Analytics le nuove autorizzazioni per estrazioni di gas, recentemente accordate, potrebbero portare ad un loro aumento di 500 volte! Sul punto delle compensazioni per i danni, su cui puntano i paesi più colpiti, dalle parole dei funzionari statunitensi ai tavoli del negoziato (almeno due anni per capire come affrontare il problema) sembra di scorgere la volontà di un rinvio alla prossima Presidenza.
 
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