Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Non mescolare politica e musica

La richiesta ucraina di non mettere in scena il Boris Godunov alla prima della Scala

Giancarlo Santalmassi 11/11/2022

Non mescolare politica e musica  Non mescolare politica e musica Quando la cultura si mescola con altro, ‘mala tempora currunt’. Quest’anno poi ‘currunt malissima tempora’, perché la cultura musicale incrocia la guerra. Come dire che oboe e archi si mescolano con colpi di cannone o di mortai. Come interpretare diversamente il senso di una lettera inviata dal console ucraino a Milano Andrii Kartysh al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, al sindaco di Milano Giuseppe Sala e al sovrintendente della Scala Dominique Meyer a proposito della scelta di aprire la stagione 2022-2023, il prossimo 7 dicembre, del Teatro scaligero con "Boris Godunov" di Musorgskij, ma anche di mettere in cartellone diversi spettacoli di musica russa e un concerto di Anna Netrebko? Insomma nella lettera si chiede di "rivedere il programma" della stagione 2022-2023 della Scala per non assecondare "eventuali elementi propagandistici" da parte della Russia. La lettera si apre con un ringraziamento nei confronti delle autorità per "il manifesto sostegno, tuttora palpabile" verso l'Ucraina e gli ucraini dall'inizio della "guerra voluta dalla Federazione Russa, che continua a lacerare la nostra pace, sottraendo preziose vite umane in modi sempre più terrificanti".
 
Il console Kartysh cita poi il "grande disappunto e rammarico" manifestatosi all'interno della comunità ucraina in Italia in seguito alle scelte artistiche della Scala per l’imminente stagione. Un disappunto che, nei giorni scorsi, si era evidenziato anche attraverso una raccolta firme online "perché la cultura - si legge nella lettera - viene utilizzata dalla Federazione Russa per dare peso all'asserzione della sua grandezza e potenza, assecondare la sua propagazione non può che nutrire l'immagine del regime ivi vigente al giorno d'oggi, e dunque, per estensione, le sue ambizioni scellerate e i suoi innumerevoli crimini". Chiudo questa nota con un riferimento ai motivi per cui l’apertura è passata dal 26 dicembre (santo Stefano) al 7 dicembre (Sant’Ambrogio) La scelta risale al 1951 e fu presa da Victor De Sabata, allora direttore artistico della Scala. Per sua decisione l’inaugurazione della stagione passò appunto dal 26 dicembre al giorno in cui si festeggia Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Quell’anno andarono in scena I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi con un’interprete d’eccezione, al suo debutto a una Prima della Scala: Maria Callas. Un vero e proprio battesimo del fuoco per la leggendaria soprano greca che aveva calcato per la prima volta il palcoscenico milanese solo qualche settimana prima prendendo il posto di Renata Tebaldi in Aida. E quel 7 dicembre 1951 decretò il definitivo cambiamento della data della Prima alla Scala, un palcoscenico che la cantante greca fece presto diventare la sua seconda casa.
Altre sull'argomento
Una nuova Norimberga per Putin?
Una nuova Norimberga per Putin?
Per ora scarse adesioni alla proposta della Von der Leyen
I leader e l'arte della pace
I leader e l'arte della pace
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Ucraina, speranze e dubbi sulla Conferenza di Parigi
Ucraina, speranze e dubbi sulla Conferenza di Parigi
Si punta a una tregua natalizia ma la strada resta impervia
Macron, Biden e l'Europa “plurale”
Macron, Biden e l'Europa “plurale”
Come è' andata la visita del Presidente francese in Usa
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.