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Tutti i nodi della Cop 27

Con l'assenza dei leader di Cina, India e Russia

Pia Saraceno 07/11/2022

Tutti i nodi della Cop 27  Tutti i nodi della Cop 27 L’obiettivo dichiarato, all’avvio della Cop27, di passare all’azione dopo anni di negoziati è tutto in salita. L’assenza dei leader di Cina ed India (oltre che di Russia) è solo uno dei molti segnali delle difficolta di coordinare un’azione tra paesi occidentali e di nuova industrializzazione nei tempi richiesti per evitare danni  crescenti. La probabilità che il confronto tra i paesi, che per dimensione della loro economie e stadio del loro sviluppo sono piu’ responsabili dei nuovi flussi di emissioni di  CO2 in futuro, ma sono poco responsabili dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature già in atto,  potrebbe sfociare in nuovi rinvii, ma anche costituire un’ operazione di verità.  Chissà se la consapevolezza che il confronto sarà aspro alla fine non possa portare a decisioni meno di facciata. Le conclusioni delle precedenti Cop  hanno trovato gravi mancanze nell’ applicazione anche perché erano poco stringenti nella verifica degli strumenti. Molte promesse dei paesi occidentali non sono state mantenute, la crisi geopolitica ha concorso solo in parte. Prima tra tutte, non è stata mantenuta la promessa di devolvere 100Mdi all’anno  (di fondi pubblici e privati) per la trasformazione tecnologica e l’attuazione delle politiche di adattamento nei paesi economicamente più fragili e soggetti alle conseguenze del cambiamento climatico. Nel frattempo, la sostenibilità dei debiti dei paesi più fragili si è di molto deteriorata, aiuti supplementari sono indispensabili per non aggravare ulteriormente la loro situazione debitoria.
 
Sta inoltre mostrando tutti i suoi limiti l’idea che il mercato avrebbe trovato la maggiore convenienza negli investimenti per la transizione. Il progressivo abbandono di molti membri dell’alleanza finanziaria lanciata alla Cop 26 di Glasgow (GFANZ) dimostra che il mercato non trova conveniente investire nel preservare i beni comuni, se non c’è un forte sostegno pubblico. L’obiettivo mai davvero sottoscritto di contenere sotto 1,5 gradi l’aumento delle temperature è diventato irraggiungibile, resta l’impegno sottoscritto a Parigi di stare sotto i 2 gradi. Piu’ risorse pubbliche e private saranno necessarie per le politiche di adattamento e per la giustizia climatica e sarà necessario individuare strategie sempre più complesse quanto maggiore sarà il rinvio di azioni incisive, decisivo sarà però riorientare da subito tutti gli investimenti verso tecnologie sostenibili. L’aumento dei debiti pubblici per Covid e crisi energetica non deve essere un ostacolo all’assunzione di responsabilità da parte delle economie più sviluppate e di questo dovranno tener conto le autorità monetarie e la regolazione dei mercati finanziari. Politiche sociali, migratorie, industriali, fiscali, monetarie, di cooperazione internazionale con un unico obiettivo strategico devono mostrare una forte coerenza tra loro. Rendersi conto che è necessario tener conto di questa complessità nella difesa degli interessi nazionali anche da parte del nostro Governo nella sua scelta delle priorità sarebbe già un bel passo in avanti. 
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