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Ciao Maria Grazia, divulgatrice onnivora

La scomparsa della nostra collega Enardu

Giancarlo Santalmassi 02/11/2022

Ciao Maria Grazia, divulgatrice onnivora  Ciao Maria Grazia, divulgatrice onnivora Divulgare è doveroso per un giornalista: mettere alla comprensione di tutti fenomeni complessi storicamente e difficili da spiegare. Questa è la premessa necessaria per far capire come sono diventato amico e grande estimatore dì Maria Grrazia Enardu, una delle firme prestigiose di Inpiù: un genio che purtroppo ci ha lasciato. Allora quale rovello mi era rimasto di rendere accessibile a tutti il complicatissimo? E che cosa era più complicato che cercare di capire Israele e il rapporto tra israeliani e palestinesi? Così la conobbi e non la mollai più. Fece una storia a puntate del problema Israelo-palestinese per radio24 entusiasmante. Io la trasmettevo sulla radio a puntate, lo stesso giorno della settimana.
 
Quando Innocenzo Cipolletta, Paolo Mazzanti ed io fondammo “InPiu’” decisi di traslocarla a questa rubrica, che nasceva con uno spirito informativo particolare. E entrò subito nel comitato scientifico-editoriale della rubrica. Destinata alla classe dirigente: pezzi brevi che sul display del telefonino richiedevano massimo due “scroll”. Ed è stato un grande successo. Come scienziata (insegnava all’università di Firenze dove era ricercatore dì Storia delle relazioni Internazionali e docente a Scienze Politiche dì Storia Israele moderno) era sempre in progress: onnivora, diventò una editorialista a largo raggio. Nethaniahu lo chiamava Bibi, sapeva che Lavrov era da tenere d’occhio, memorabili i suoi interventi sulla crisi del Regno Unito, sugli Ayatollah. E poi sugli Stati Uniti. Schiva, non esistevano sue fotografie (ne scovai una solo dopo molto tempo: prima sul mio blog usavo quella del suo gatto). Non tradirò il suo spirito se rivelo il nostro scambio dì lettere privato: quando seppi del tumore chiesi se aveva precedenti, e le dissi che apprezzavo moltissimo lo spirito che non ostante tutto conservava. E lei con grande ironia, mi rispose così: “La zia Peppa, 103,5 anni è stata un esempio di salutismo, cibo km 0 etc, faceva moto col carrellino nel residence ma poi, hanno detto, era piena di tumori, a modo suo piena di voglia di vivere.  Il cancro è una stranissima galassia di malattie, anarchica, molto filosofica. Leggevo che passata una certa età ci si inoltra per il viale dei cecchini: uno prima o poi ti spara”. Ciao Maria Grazia: sarò molto banale, ma ci mancherai moltissimo.
Per ricordare Maria Grazia Enardu, che aveva con InPiu’ un rapporto di vero e profondo affetto, ripubblichiamo qui di seguito il suo ultimo articolo del 30 settembre scorso dedicato alle manifestazioni delle ragazze in Iran, ancora attualissimo. Ciao Maria Grazia, grazie di tutto. Paolo Mazzanti
 
L'ultima trincea degli ayatollah
Una muraglia di sciarpe e le ragazze contro
Nel 1979 l'ayatollah Khomeini arrivò in trionfo da Parigi e le donne vennero chiuse in neri chador, lunghi fino a terra. L'Iran non è un qualsiasi paese mussulmano, sono sciiti ("legittimisti") riguardo alla successione a Maometto. Persero una battaglia nel 680 e ci pensano ancora, contro gli altri, i sunniti. È inoltre un paese di storia e cultura forti, si sentono diversi, migliori, più bravi. Alto grado di istruzione, le donne in particolare, e fu una scelta consapevole, la repubblica islamica voleva una forza lavoro istruita e si rassegnò ad alcuni inconvenienti. Oltre 40 anni dopo, il regime è sempre lì, diviso e consolidato, la politica estera è complicata, l'economia delle sanzioni affonda, lo chador è sparito. Sostituito dal più vezzoso hijab, sciarpa anche colorata sui capelli, ben coperti. Ci sono stati momenti di speranza, partiti dalla piazza dove c'erano donne che facevano volar via il velo. Sui grandi numeri la vincono, al momento, poi c'è lo sgocciolio di arresti, sentenze, torture. Sono passate due generazioni, le antiche ribelli sono nonne, le ragazze si chiedono per quanto tempo ancora. Studiare, sognare, fine pena mai?
 
Pur con tutte le diversificazioni sociali e i gruppi di potere, il regime è in guerra con se stesso, in attesa del prossimo ayatollah. Khamenei (il secondo), è molto anziano. Tutto dipende dal Consiglio dei Guardiani, che screma i candidati alle politiche (le prossime, nel 2024) ed elegge la Guida Spirituale, più la perenne guerra tra militari e guardie rivoluzionarie, dedite agli affari, armi, contrabbando, nucleare, traffici nel cuore del Medio Oriente. Le ragazze, in verità giovani donne, sono figlie e nipoti amate dagli uomini del sistema, ma sovversive. Crescono le loro bambine, ingabbiandole assai presto. Ogni tanto la polizia morale (sic) esagera e uccide, se va bene riempie le prigioni, che per le donne sono terribili. Ogni giorno, i veli si spostano di un filo, a scoprire ciocche politiche, qualcuna per la rabbia taglia i capelli. È il nostro muro di Berlino, dicono, se crolla il polverone sarà planetario. L'Iran è un grande paese, tutti vogliono entrare in partita, in una regione assai fragile. Loro, le ragazze vogliono una vita da ragazze, scuole, sport, amici.  E questo spiega la ferocia degli attacchi alle singole ribelli e a chi ne dà notizia. Il muro deve reggere, finché un giorno non reggerà più, ma lo capiremo solo il giorno dopo.
 
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riccardo sabbatini 04/11/2022 05:34
la scomparsa di Maria Grazia Enardu mi addolora moltissimo. I suoi brevi commenti su "inpi¨" erano quanto di meglio si poteva trovare in tutta la stampa italiana. Non sapevo nulla di lei della sua vita personale e professionale. Leggendo i suoi articoli mi ero fatto l'idea che fosse una ragazza tanto i suoi articoli erano brillanti e "freschi". una ragazza del '51 che mi mancherÓ parecchio.