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Superbonus, sullo sblocco dei crediti il condizionale è d'obbligo

Ancora incertezza sulle asseverazioni e sul limite di assorbimento del mercato

Claudio Di Donato 16/09/2022

Superbonus, sullo sblocco dei crediti il condizionale è d'obbligo Superbonus, sullo sblocco dei crediti il condizionale è d'obbligo La nuova norma per favorire la cessione dei crediti d’imposta legati ai bonus per l’edilizia, negli auspici del legislatore dovrebbe riattivare il mercato in quanto precisa che solo i cessionari diversi dagli intermediari finanziari sono chiamati a rispondere in solido ma soltanto nelle circostanze di dolo o colpa grave. Ma il condizionale è d’obbligo e riguarda due aspetti. Il primo è la coerenza tra la norma scritta e le disposizioni a valle per la sua concreta applicazione. Entra così in gioco l’Agenzia delle Entrate che dovrà riformulare la circolare del luglio scorso che ha generato più di una perplessità introducendo alcuni principi soggettivi non previsti dalla normativa. Ad esempio la coerenza tra reddito del beneficiario del superbonus e valore dei lavori effettuati.
 
La nuova norma si applica ai crediti sostenuti da asseverazioni e visto di conformità e i lavori realizzati precedentemente il decreto antifrodi dovranno essere certificati. In modo improprio si parla di superbonus 110% per il quale l’obbligo di asseverazione è richiesto da sempre, a differenza di bonus facciate e ecobonus al 50 e 65%. Lo stesso decreto antifrodi non prevedeva obblighi di certificazione per lavori di importo inferiore a 10mila euro e per gli interventi di edilizia libera. La norma non dice nulla su queste tipologie di crediti che ammontano tuttavia a diversi miliardi. Il secondo aspetto riguarda la capacità del mercato di assorbire i crediti d’imposta provenienti dallo sconto in fattura. Tutti gli interventi normativi per riattivare le cessioni si sono fondati sul presupposto che tale mercato non abbia limiti. E’ molto probabile invece che il mercato, semplicemente, abbia una dimensione che non può superare e i 40 miliardi di euro l’anno previsti risultino indigesti. E con tassi di interesse in crescita, la capacità di assorbimento tende inevitabilmente a ridursi.
 
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