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Il bivio senza uscita della giustizia Usa

Procedere o no contro Trump per l'assalto al Congresso?

Maria Grazia Enardu 29/07/2022

Il bivio senza uscita della giustizia Usa Il bivio senza uscita della giustizia Usa Il Comitato della Camera Usa per l'inchiesta sui fatti del 6 gennaio 2021 lavora da un anno.  È formato da 10 deputati, con solo 2 Rep, considerati traditori dal resto del partito. Sono stati convocati quasi mille testimoni ma i più grossi si sono opposti oppure hanno invocato il Quinto emendamento (rifiuto di autoaccusa). L'inchiesta prosegue mentre si va alle elezioni politiche di novembre e Trump ha ripreso a fare comizi, anche se molti Rep cominciano a considerarlo un vero problema, crea troppe divisioni. Intanto, i verbali dell'inchiesta, politica, alimentano le indagini penali di diversi procuratori e corre voce di testimoni ascoltati da gran giurì (processo preliminare segreto, che può portare a vera incriminazione). C'è moltissima carne al fuoco, su Trump e sui principali collaboratori in quei giorni, però alla fine conta lui. L'eventuale decisione di procedere sarà presa da Garrick, ministro della Giustizia: incriminare o no Trump e per cosa.  Per sedizione (difficile da provare)? per ostruzione della convalida delle presidenziali? per tentativo di falsificare risultati, in Arizona? Nessun presidente, in carica o ex, è mai stato processato e Trump fa categoria a sé, sarebbe armageddon, non un processo.
 
A questo si aggiunge il timore, di tutti, che Trump annunci una ricandidatura nel 2024. E gli conviene perché renderebbe ancora più incandescente e "persecutoria" la prospettiva di incriminazione, con scenari angosciosi. Qualunque sia il reato, e ostruzione o falso paiono i più praticabili, si arriva a un bivio su due precipizi. Uno è il processo cui Trump reagirà in ogni modo. Fu questo il timore mai ammesso che fermò l'inchiesta di Robert Mueller sul Russiagate (interferenze in elezioni 2016) nell'ormai lontano 2019, di cui rimangono montagne di documenti indecifrabili per omissis etc. L'altro burrone è che Garrick decida di non procedere, per ragioni che possono essere assai valide. Ma che il cittadino Usa, e tutti gli addetti ai lavori che hanno assistito alle memorabili deposizioni alla Camera, arrivino alla conclusione che la legge non è uguale per tutti. Che poi non lo è, se non in teoria, ma ancora meno quando un presidente diviene un monarca extra legem. In ogni caso, Trump mina lo stato. La beffa è che il presidente che ha snaturato la Corte Suprema si trovi contro parecchi procuratori, cioè l'accusa, che però deve reggere a ogni grado di giudizio, per anni, in un paese sempre più spaccato.
 
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