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Le polemiche su armi e vittoria ucraina

Fin dove deve spingersi l'assistenza militare a Kiev?

Paolo Mazzanti 12/05/2022

Le polemiche su armi e vittoria ucraina Le polemiche su armi e vittoria ucraina Ci ha messo mezzo minuto il generale Camporini per risolvere la stucchevole diatriba tra armi “difensive” o “offensive” da dare o non dare agli ucraini. Ha detto che alcune armi, come i missili Javelin (Giavellotti) anticarro e i missili Stinger (Pungiglioni) antiaereo sono chiaramente difensive, mentre per altre dipende dal loro utilizzo: i cannoni a lunga gittata sono difensivi se servono a colpire i le postazioni russe in territorio ucraino, ma diventerebbero l’offensivi se bombardassero obbiettivi in territorio russo. Lapalissiano. Eppure, i nostri paladini dell’aiuto militare agli ucraini limitato alle armi “difensive”, come Conte e Salvini, non demordono. Così come non demorde chi sostiene che la guerra avrebbe cambiato obbiettivo: dall’aiuto agli ucraini, all’indebolimento della Russia fino alla destituzione di Putin, anche se i due obbiettivi non sono in contrasto, ma semmai in continuità logica: più gli ucraini resistono, più la Russia si dissangua militarmente e più aumentano i rischi per la poltrona dello Zar del Cremlino.
 
Un altro equivoco riguarda il termine “vittoria”, citato nella conferenza stampa di Draghi a Washington. Che significa “vittoria” degli ucraini e dunque “sconfitta” di Putin? L’ offensiva russa del Donbass procede lentamente, mentre gli ucraini (che hanno già riconquistato la regione di Kharkiv) preannunciano la controffensiva generale per fine maggio-metà giugno, quando avranno a disposizione tutte le nuove armi pesanti, soprattutto i carri armati e i cannoni da 155 mm, che possono sparare a decine di chilometri con grande precisione, perché’ dotati di sistemi di puntamento a Gps e laser. Quindi che vuol dire “vittoria” per gli ucraini? Può significare tre cose: ricacciare i russi sulle posizioni che occupavano prima dell’aggressione del 24 febbraio; oppure la rioccupazione da parte degli ucraini anche delle repubbliche secessioniste del Donbass e della stessa Crimea per tornare ai confini del 2013 (come ha ipotizzato il ministro degli esteri di Kiev Kuleba); o infine, può addirittura significare un’avanzata ucraina in territorio russo, verso Rostov a sud e Belgorod a nord. Questa incertezza sugli obbiettivi della resistenza ucraina non giova. Sarebbe forse utile che Zelensky chiarisse qual è il suo obbiettivo finale e specificasse che le armi occidentali, “difensive” o “offensive” che siano, saranno utilizzate per respingere l’offensiva russa in territorio ucraino, ma non per entrare in territorio russo.
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