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Israeliani e palestinesi, immobili a doppio filo

Dopo la visita di Abu Mazen a Roma

Maria Grazia Enardu 09/11/2021

Israeliani e palestinesi, immobili a doppio filo Israeliani e palestinesi, immobili a doppio filo La Knesset di Israele ha approvato il bilancio dello Stato, il primo in quasi 4 anni in cui Netanyahu aveva costretto il suo paese a 3 elezioni e ordinaria amministrazione (covid compreso), per sottrarsi a processi per corruzione. Poi, il miracolo: i suoi disparati nemici, e ne aveva accumulati tanti, si sono messi insieme, imbarcando un partitino islamista, cui lo stesso Bibi aveva promesso la luna se andava con lui. Un governo insalata che non ha voglia di cadere, si detestano ma mai quanto odiano Bibi. Israele scopre una sorta di normalità, pericolosa perché tutto il resto, e proprio tutto, rimane lì appeso, anzi occupato.
 
La misura dell'immobilismo viene da Roma. Dopo i fasti del G20 è arrivato dal Papa e da Draghi un pellegrino, il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen. I due romani gli hanno ribadito l'impegno per due Stati e la notizia è stata ignorata da tutti, non è una notizia. Israele ha voltato pagina, anche se rimane fermo allo stesso capitolo. I palestinesi sono rimasti alle elezioni nel 2005, presidenziali, e 2006, per un parlamento fantasma, diviso tra Gaza e West Bank e con un terzo finito in galere israeliane. Terrorismo, dicono. Nel frattempo la giovane piazza palestinese cresce ma rimane bloccata da una santa alleanza spietata. L'OLP, cioè Abu Mazen, Hamas e Israele. Più tutto il contorno: Egitto, Giordania, gli amici di Abramo. Pure gli Usa, che con Trump seminavano zizzania e con Biden non vogliono le solite rogne. Abu Mazen è anziano, prima o poi passerà, e questo fa paura a tutti i cosiddetti adulti nella regione, tentati di imbalsamarlo come Brezhnev, Tito, Franco. Hamas in confronto è più giovane, ma giusto perché Israele ha assassinato tutti quelli che sarebbero diventati vecchi. Oggi nessuno ha voglia e forza di trovare una soluzione politica, i due Stati rispolverati a Roma. Generazioni bloccate che scivolano verso un solo stato, irreversibile nei fatti dell'occupazione, dei diritti sepolti, dell'inerzia. Intorno nulla cambia ma qualcosa slitta. La Ue e in particolare paesi come la Germania e il suo governo post-Merkel, l'opinione pubblica più giovane, che domani governerà nei vari paesi. Questa è ultima visita di Abu Mazen, si aspetta il successore, a Roma hanno la pazienza dei secoli. E in Europa vogliono capire se Bennett si arrocca in un labirinto cieco, dove nessuno procede, neanche a tentoni.
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