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Tutti i nodi della Cop26 di Glasgow

Cina e India non vogliono impegni aggiuntivi; 100 miliardi per i Paesi poveri; e manca un “regista”

Pia Saraceno 29/10/2021

Tutti i nodi della Cop26 di Glasgow Tutti i nodi della Cop26 di Glasgow Domenica, mentre a Roma termina il G20, a Glasgow inizia la conferenza delle parti Cop26. Rinviata di un anno, dovrebbe dar corpo agli impegni già presi dai 197 paesi firmatari dell’accordo di Parigi per contenere le temperature entro i 2 Gradi e dare avvio alla realizzazione degli impegni aggiuntivi per contenere le temperature entro un 1,5 gradi. Il riscaldamento globale è ad oggi già di 1,1 gradi ed è evidente che lo sforzo da fare è rilevante e non rinviabile. Diversi studi mostrano che le azioni per uscire dalle fonti fossili sono ancora insufficienti e troppo dilazionate: a questo ritmo, l’aumento delle temperature al 2050 sarebbe di 2,7 gradi. La questione centrale resta come conciliare la necessità di sviluppo di Cina, India, paesi di nuova industrializzazione e di governare la transizione contenendone i costi per i paesi industrializzati. Nel primo gruppo di paesi vi sono le economie con alte emissioni annuali, ma anche con livelli pro-capite pari ad una frazione delle emissioni pro-capite delle economie responsabili della concentrazione raggiunta dalla CO2 in atmosfera, che sta alla base dell’aumento già acquisito delle temperature di 1,1°. A Parigi il problema era stato affrontato in modo cooperativo, rinviando però le questioni più spinose. Nei 5 anni trascorsi si è vista la tutta la debolezza delle decisioni prese.  All’iniziale defezione degli Usa si sono aggiunti ridimensionamenti negli impegni esplicitamente dichiarati anche di Australia, Brasile, Messico ed altri. Anche nei paesi che si dichiarano più virtuosi si è allargata la forbice tra dichiarazioni sempre più ambiziose ed azioni previste. Infine, manca ancora una fetta importante di fondi per raggiungere 100miliardi annui di finanziamento promessi dai paesi ricchi ai paesi più vulnerabili. La Cina, primo paese al mondo emissioni, ma con intensità emissiva pro capite nel 2020 pari alla metà di USA e prevista ancora inferiore a quello USA nel 2030, non vuole impegnarsi a fare più di quanto promesso sei anni fa (picco emissivo nel 2030/33 e neutralità nel 2060). L’India, terzo paese per emissioni (ma con 1/7 delle emissioni pro-capite degli Usa e prevista avere dall’IEA ancora meno della metà di quelle Usa nel 2030) non ha sino ad ora presentato alcun piano; aveva dichiarato nel 2016 di voler ridurre del 30/35% la propria intensità emissiva nel 2030 rispetto al 2005; ma di non rinunciare al carbone, il cui consumo pro capite è peraltro un quarto di quello tedesco.
 
Il successo della Cop26 non può contare sul traino degli Usa, la cui credibilità è compromessa non solo dalle azioni del passato ma anche dalla distanza di quanto contenuto nel piano di Biden rispetto a quanto il Congresso sembra disposto a concedergli. Difficile che Boris Johnson possa prendere il timone, sta già mettendo le mani avanti ventilando un fallimento, le azioni del suo governo non sono del resto in linea con le dichiarazioni roboanti. L’Europa potrebbe fare di più, si presenta unita negli impegni ed occorre che sappia cogliere l’occasione, ma non contribuisce ancora abbastanza al finanziamento dei 100mdi annui. E’ assai probabile che non ci saranno dichiarazione d’impegni aggiuntivi da parte degli Stati da cui ci si aspetta di più. Alcuni dei leader chiave (Russia, Cina, Messico, Brasile ecc) hanno già annunciato che non parteciperanno in prima persona. Il successo parziale della Cop26 dipenderà quindi soprattutto sul lavoro delle commissioni tematiche, su temi solo in apparenza tecnici. Primo tra tutti la governance dei mercati finanziari, che stanno muovendosi rapidamente verso una finanza sostenibile, in modo disordinato spesso ingannevole e talvolta contradditorio. Rendere misurabili ed omogenei i criteri, chiarire e monitorare ciò che è ambientalmente sostenibile, dare un metodo ed una metrica condivisa per valutare i rischi ambientali sarebbe già un risultato non trascurabile, in attesa di tempi migliori. Le banche centrali si sono già mosse.
 
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