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Il programma della “nuova” Germania

Prima bozza di accordo tra socialdemocratici, verdi e liberali

Riccardo Perissich 18/10/2021

Il programma della “nuova” Germania Il programma della “nuova” Germania Smentendo lo scetticismo iniziale, socialdemocratici, liberali e verdi, cioè i tre partiti che tentano di formare la prossima coalizione rosso-giallo-verde (semaforo) di governo in Germania, sono arrivati a una prima bozza di accordo. Siamo in Germania, quindi non sono annunciati grandi cambiamenti né nella politica interna, né in quella internazionale. Anche se la Cdu/Csu, il partito che ha governato negli ultimi due decenni sarà all’opposizione, il centrismo di Angela Merkel ha lasciato tracce; non ci dobbiamo quindi aspettare svolte clamorose. In fondo è come se i tedeschi, piuttosto che cambiare politica, abbiano voluto dare i comandi a persone nuove. Il cocktail era quindi prevedibile; è invece interessante vedere come si combinano gli ingredienti. Per quanto riguarda la politica interna, il testo prevede un complesso equilibrio fra mercato, ambientalismo e istanze sociali. Ognuno ha rinunciato a promuovere posizioni radicali e l’insieme sembra, almeno a prima vista, convincente. Resta da vedere come si combinerà la riaffermazione di una certa ortodossia finanziaria e un fermo rifiuto di nuove imposte (compresa la paventata patrimoniale), con l’impegno ad aumentare gli investimenti pubblici per permettere al paese di recuperare il ritardo accumulato sulla rivoluzione digitale e avviarlo alla transizione climatica. Sarà una mediazione non facile per il prossimo ministro delle finanze, presumibilmente un liberale.
 
In politica internazionale, l’Europa e la Nato restano i prevedibili pilastri della politica tedesca. Non farà piacere a noi italiani (e ad altri) la riaffermazione dell’importanza del Patto di stabilità nella gestione dell’euro, sia pure sottolineandone la “flessibilità”. Si preannuncia quindi un negoziato in salita. Più in generale, viene riaffermata la centralità del rapporto franco-tedesco, ma anche del “triangolo di Weimar”: un gruppo di contatto ignoto ai più in Italia e che comprende Germania, Francia e Polonia. Può sembrare strano in un momento in cui la tensione con la Polonia è forte, da parte dei tre partiti della costituenda coalizione; deve probabilmente essere interpretato soprattutto come il segnale di un indurimento delle posizioni verso la Russia. Per quanto riguarda la Cina, si vedrà, come pure cosa vogliono dire le frasi generiche in materia di difesa, tedesca ed europea. Sarà anche interessante capire come si concilierà l’auspicio che la futura politica commerciale dell’Ue sia rispettosa “dei diritti umani, delle norme sociali e di quelle ambientali”, col rifiuto del protezionismo. Molte parti del programma sono ancora da precisare e, come sempre, il diavolo sta nei dettagli. Soprattutto, il programma dovrà reggere alla prova di ciò che in politica conta più di ogni altra cosa: gli avvenimenti. Tutto ciò aspettando che il nuovo Cancelliere acquisisca almeno in parte, se ci riuscirà, il carisma, l’autorità e la capacità di mediazione che erano le principali doti della Merkel; doti che ci siamo abituati a salutare in alcuni momenti di crisi, ma anche a criticare quando ci sono sembrati strumenti di immobilismo in un mondo che va più in fretta dell’Europa. L’assenza di ogni riferimento all’Italia ci può dispiacere. Un po’ vuol dire che non costituiamo un grande problema. Un po’ è anche colpa nostra. Tranne lodevoli iniziative personali, sono anni che manchiamo di una “politica tedesca”, eppure ne avremmo bisogno.
 
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