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Lo scontro Ue-Polonia richiede fermezza

A cominciare da ritorsioni economiche, ma Varsavia non lascerà l'Unione

Riccardo Perissich 13/10/2021

Lo scontro Ue-Polonia richiede fermezza Lo scontro Ue-Polonia richiede fermezza Il dibattito attorno alla sentenza della Corte Costituzionale di Varsavia sulla supremazia del diritto polacco su quello europeo, contiene una pericolosa e fuorviante inesattezza secondo cui Varsavia non farebbe che riprendere tesi già espresse da altre giurisdizioni supreme e in particolare dalla Corte Costituzionale tedesca. Essa è alimentata da alleati della Polonia come Giorgia Meloni, ma purtroppo ripresa da commentatori che dovrebbero essere più accorti. La verità è molto più complessa. La supremazia del diritto europeo su quello nazionale non è stata finora negata da nessuno, come pure il diritto esclusivo della Corte di Giustizia di Lussemburgo di decidere in ultima istanza sul diritto europeo. È stata del resto una delle principali motivazioni che hanno condotto alla Brexit e ancora avvelena i rapporti fra Londra e l’UE. Tuttavia questa incontestabile situazione non risolve interamente la questione dei rapporti fra ordinamenti sovrani. Persino in una compiuta federazione come gli USA il problema ha condotto a numerose crisi e a una guerra civile. L’UE non è una federazione compiuta e quindi la questione è ancora più complicata. Se infatti non ci sono dubbi sulla supremazia del diritto europeo su quello secondario degli Stati, la questione dei rapporti fra le Costituzioni nazionali è più incerta. Da un lato i Trattati europei sono stati ratificati secondo le procedure costituzionali di ogni membro, dall’altro non è facile per gli Stati accettare a scatola chiusa la supremazia dei Trattati europei sulle Costituzioni nazionali. L’unica soluzione, finché una vera Costituzione europea non avrà risolto il problema, è accettare di vivere in una sorta di consapevole ambiguità. Si parte dalla constatazione che sia il Trattato europeo sia tutte le nostre Costituzioni, pur nella loro differenza, rispondono agli stessi principi e agli stessi valori democratici e liberali; principi a cui è vincolata anche la Corte di Lussemburgo. I conflitti dovrebbero quindi essere impossibili.
 
Varie Corti nazionali, quella tedesca certamente, ma anche quella italiana hanno sviluppato la teoria dei “controlimiti” secondo cui in casi particolari la Corte nazionale potrebbe riservarsi il potere di sindacare una decisione della Corte europea che non tenga conto di quei principi fondamentali. I noti screzi fra il BVG tedesco e Lussemburgo, che peraltro si sono sempre finora risolti senza conflitti aperti, hanno riguardato l’interpretazione più o meno estensiva delle disposizioni del Trattato europeo. Si può legittimamente sostenere che il BVG tedesco applica alla questione interpretazioni troppo restrittive, ma sempre di interpretazioni si tratta. La Corte polacca ha invece passato il Rubicone e ha dichiarato incompatibile non l’interpretazione che la Corte di Lussemburgo dà delle norme del Trattato, ma alcuni articoli del trattato stesso. Trattato che a suo tempo la Polonia aveva solennemente ratificato. Si crea così un conflitto potenzialmente insanabile, simile a quello che ha condotto alla Brexit. Quello britannico era però un problema di sovranità, non di valori democratici. Nel caso polacco, oltre al sovranismo, c’è di più: un dissidio proprio sui valori democratici che sono alla base del compromesso costituzionale che ha funzionato finora. Si pone ora la questione di come debba reagire il resto dell’UE. La risposta richiede massima fermezza, a cominciare da ritorsioni di carattere economico e finanziario. Sarà una partita complessa perché i poteri di cui dispone Bruxelles sono limitati e la Commissione non può essa stessa mettersi al di fuori del diritto per difendere il diritto. Tuttavia le carte in mano al governo polacco sono ancora più deboli. Infatti nessuno può pensare che l’UE, dopo aver accettato Brexit per difendere l’integrità del diritto europeo, sia ora disposta a cedere alla Polonia. Inoltre nemmeno il più acceso nazionalista può pensare che Polexit sia un’ipotesi vagamente realista. Voltando le spalle all’Europa i britannici hanno pensato di guardare all’oceano, all’America e al resto del mondo. Era un’illusione, ma plausibile e carica di memoria storica. Per i polacchi, voltare le spalle all’Europa vuol dire guardare le steppe della Russia. Anche se è un popolo avvezzo alle avventure, è ragionevole pensare che alla fine faranno bene i loro conti.
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