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Difesa europea, Draghi suona la sveglia

“È abbastanza evidente che Usa è Nato sono meno interessati all'Europa”

Rocco Cangelosi 07/10/2021

Difesa europea, Draghi suona la sveglia Difesa europea, Draghi suona la sveglia Sembra farsi strada nei 27 membri della UE la consapevolezza di dover accelerare il cammino verso una difesa comune o raggiungere quanto  meno quella autonomia strategica necessaria a supplire al graduale disimpegno in Europa del maggiore alleato, gli Stati Uniti, che  considerano ormai la regione  dell'Indo Pacifico prioritaria  per la propria  sicurezza. D'altra parte i segnali in tal senso sono stati molto chiari. Il ritiro dall'Afghanistan deciso in via unilaterale senza un’adeguata consultazione con gli alleati, l'intesa Aukus stipulata a sorpresa con Australia e Regno Unito a danno degli interessi francesi, l'accentuazione della collaborazione  nel quadro del Quad e del gruppo dei "Five eyes" indicano inequivocabilmente  le linee di tendenza della politica estera e di sicurezza americana. A dare il primo colpo di acceleratore ci ha pensato Mario Draghi che nel corso del vertice informale di Brdo presso Lubiana non ha esitato a sottolineare come l'interesse della Nato o perlomeno quello del suo maggiore alleato sembri concentrarsi altrove. La Nato ha detto Draghi "sembra meno interessata all'Europa e alle zone di interesse dell'Europa e ha spostato l'interesse verso altre parti del mondo, è diventato abbastanza evidente, quindi nell'Ue serve una riflessione".
 
Il cammino verso una difesa comune europea è tuttavia irto di difficoltà e non tutti i Paesi membri ne condividono i presupposti a partire soprattutto dai Paesi dell'Est che continuano a vedere nella Nato l'unico baluardo credibile per la loro sicurezza. Una svolta potrebbe venire sotto Presidenza francese che inizierà il 1° gennaio 2022   anche se il Paese sarà in piena campagna  elettorale  per le Presidenziali. Ove si verificasse la non praticabilità di un accordo a 27 è molto probabile che la ricaduta potrebbe essere il ricorso alle cooperazioni strutturate permanenti di cui al protocollo del Trattato di Lisbona o in alternativa un accordo intergovernativo di cui Francia, Italia, Germania e Spagna potrebbero essere i promotori. In ogni caso l'Europa dovrà muoversi se non vorrà trovarsi in una situazione che la porrebbe alla mercé dei più forti e di fatto la condannerebbe nel migliore dei casi a una neutralizzazione permanente.
 
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