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La “nuova“Germania vista dalla Ue

Rinnovo del Patto di stabilità e difesa comune tra i temi in discussione

Riccardo Perissich 06/10/2021

La “nuova“Germania vista dalla Ue La “nuova“Germania vista dalla Ue Dopo aver assistito con interesse alle vicende di una campagna elettorale tedesca insolitamente vivace e che ha cambiato prospettiva per ben tre volte in pochi mesi con la prevalenza sul filo di lana del candidato socialista Olaf Scholz, l’attenzione degli osservatori europei si è ora calmata. Ciò non è paradossalmente dovuto al fatto che le cose si siano chiarite. Al contrario, siamo di fronte alla prospettiva di alcuni mesi di intensi negoziati, con la concreta possibilità che i consueti auguri di fine anno ai tedeschi siano formulati ancora una volta …da Angela Merkel. Da un lato questa non è una buona notizia. La prospettiva di un vuoto di potere nel principale paese dell’UE, unita all’incertezza delle imminenti elezioni francesi, non è un bene per un’Europa in un mondo sempre più turbolento. D’altro canto, malgrado l’incertezza, siamo confrontati a un nuovo esempio della grande stabilità della politica e della società tedesche. La prima buona notizia è il declino o la sconfitta dell’estrema destra come dell’estrema sinistra. I punti fermi sono numerosi. Il primo è la sicurezza di un governo di coalizione, che questa volta comprenderà probabilmente tre partiti. È una novità per i tedeschi. Certamente non per noi, con un governo attuale sostenuto da 7 partiti e la memoria delle armate Brancaleone dell’Ulivo. Le combinazioni a prima vista possibili sono tre, o piuttosto due e mezzo: socialisti+liberali+verdi, oppure democristiani+liberali+verdi, con la residua possibilità, in caso di fallimento delle prime due, di riprodurre l’attuale coalizione fra democristiani e socialisti, questa volta diretta dai secondi. Basta questo quadro per capire che non ha senso interpretare il risultato in termini di destra o sinistra. La Germania, nel bene e nel male, è e resta un gigantesco compromesso centrista. La chiave dell’accordo possibile è nelle mani di liberali e verdi; partiti molto diversi, accomunati dal fatto di essere stati avvantaggiati dal logoramento dei due partiti principali.
 
Come in tutti i paesi seri, l’equilibrio si farà in primo luogo sulle questioni di politica interna. La sfida sarà conciliare le esigenze non facilmente coincidenti della tradizionale probità fiscale, dell’accelerazione della lotta al cambiamento climatico e della necessità di colmare il ritardo che il paese ha accumulato nella modernizzazione delle infrastrutture e della trasformazione digitale. Il negoziato sarà durissimo, ma è ragionevole escludere a priori svolte radicali in ciascuno di questi campi. Lo stesso vale per la politica estera ed europea. I 4 partiti coinvolti nelle possibili alleanze sono uniti nell’europeismo e nella fedeltà alla NATO. Il cocktail sarà quindi lo stesso; potrà variare solo l’equilibrio dei componenti. Due punti attireranno l’attenzione degli italiani e degli altri europei. Il primo riguarda il grado di flessibilità che la Germania dimostrerà nel negoziato sul futuro del Patto di stabilità. Democristiani e liberali spingeranno per la continuità; socialisti e verdi per una maggiore apertura. Il risultato finale sarà per noi importante, ma non bisogna comunque aspettarci svolte radicali in un senso o nell’altro. L’altra questione riguarda la politica estera e di difesa. Liberali e verdi spingeranno per uscire dall’ambiguità un po’ mercantilista dell’epoca merkelliana soprattutto per quanto riguarda Cina e Russia. D’altro canto però, verdi e socialisti sono reticenti a sostenere le maggiori spese militari che dovrebbero essere la logica conseguenza di un maggiore attivismo internazionale. Parafrasando Brecht, verrebbe da dire “beati i popoli che si adattano alle proprie contraddizioni e non hanno bisogno di alternative”.
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