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Naufraga a Tunisi l'ultima speranza delle primavere arabe

Il presidente Saied sospende il Parlamento e instaura un regime presidenziale

Rocco Cangelosi 28/09/2021

Naufraga a Tunisi l'ultima speranza delle primavere arabe Naufraga a Tunisi l'ultima speranza delle primavere arabe Con un semplice decreto il presidente tunisino Kais Saied ha annunciato la scorsa settimana il congelamento dell'attività parlamentare, da lui sospesa il 25 luglio sulla base dell'art 80 della Costituzione (pericolo imminente per la sicurezza dello Stato) e la promulgazione di misure eccezionali per l'esercizio del potere legislativo e del potere esecutivo, riservandosi anche ampie aree di discrezionalità  nella gestione del potere giudiziario. Il suo decreto viene definito una mini costituzione che si sovrappone a quella esistente, che Saied intende rivedere e sottoporre all'approvazione popolare con un referendum. L'idea sembrerebbe quella di dar vita a una Repubblica di tipo presidenziale, ritornando così alle esperienze del passato che avevano caratterizzato il lungo periodo di potere di Ben Ali.
 
Quanto sta avvenendo in Tunisia ha tutte le caratteristiche di un colpo di stato. Iniziato in maniera strisciante a seguito di una forte contrapposizione con il Presidente dell'assemblea parlamentare Rachid Gannouchi, espressione del partito di ispirazione islamista Ennhada. Il cambio di regime è stato di fatto formalizzato dal suddetto decreto. Emblematico l'art. 1 "Le competenze dell'assemblea dei rappresentanti del popolo rimangono sopese" e l'art. 2 “L’immunità parlamentare di tutti i membri dell'assemblea dei rappresentanti del popolo resta revocata".
 
La deriva verso un regime sostenuto dai militari e per molti aspetti simile a quello dell'Egitto di Al Sissi, ha suscitato non poche preoccupazioni nei paesi europei. A seguito della visita dell'Alto Rappresentante per la politica estera Joseph Borrell a Tunisi, l'Unione europea ha deciso di mantenere un basso profilo nelle attività e nella presenza nelle manifestazioni ufficiali. Nonostante le pressioni esercitate da Borrell per un ritorno al rispetto delle regole democratiche costituzionali, la svolta tunisina sembra ormai irreversibile e segna la fine dell'unico esperimento positivo emerso dal naufragio delle primavere arabe, confermando ancora una volta le difficoltà che si frappongono all'idea di esportare la democrazia e i modelli occidentali in Paesi con diverse culture e tradizioni storiche. L'Ue e i Paesi membri a partire dall'Italia si troveranno ancora una volta di fronte al dilemma se privilegiare la difesa dello stato di diritto e la democrazia o appoggiare il nuovo regime in nome della stabilità in un Paese chiave dell'area mediterranea, finendo per accettare il fatto compiuto.
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