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Strategia Usa e illusioni sulla difesa europea

L'accordo nel Pacifico taglia fuori l'Unione europea e dovrebbe spingere verso la difesa comune

Rocco Cangelosi 20/09/2021

Strategia Usa e illusioni sulla difesa europea Strategia Usa e illusioni sulla difesa europea Una dura risposta agli interrogativi europei sulle priorità strategiche di Washington per il "dopo Kabul" arriva dall'accordo AUKUS, un partenariato strategico nel settore della difesa e della Cyber sicurezza che sancisce una stretta collaborazione tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti in funzione anticinese, assicurando la fornitura al Governo di Canberra di sottomarini a propulsione nucleare di costruzione americana con la relativa tecnologia e l'assistenza di Rolls-Royce, BAE Systems, Lockeed Martin, General Dynamic, Electric Boat, Northrop Grumman, in sostituzione del contratto che la Francia attraverso Naval Group aveva stipulato in precedenza e che il premier australiano Scott Morrison ha cancellato con un tratto di penna. Il Ministro degli esteri francese Yves Le Drian denuncia "le coup de poignard dans le dos" da parte australiana, ma soprattutto di Washington che ha proceduto all'intesa senza un minimo di consultazioni con gli alleati. Alle parole del suo Ministro degli esteri, Macron ha fatto seguire il ritiro degli ambasciatori per consultazione da Washington e Canberra. Un gesto di stizza che non si capisce quale obbiettivo pretenda di raggiungere se non quello di sottolineare il "tradimento" e la perdita di fiducia nell'alleato americano.
 
L'annuncio del nuovo partenariato ha suscitato forte irritazione nel Governo cinese, che certamente non farà mancare le sue contromosse, mentre a Taiwan si respira aria di entusiasmo ed euforia per un inaspettato regalo, che di fatto apre l'ombrello protettivo americano sull'isola. Appare così sempre più chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, che la regione dell'Indo-Pacifico rappresenta la priorità assoluta per gli Stati Uniti, dove intendono muoversi d’intesa con i tradizionali nemici della Cina nell'ambito di formazioni come il Quad (India, Giappone, Australia, Stati Uniti) o i Five eyes (Australia, Canada, Nuova Zelanda, Gb, Usa), in un contesto rigorosamente anglo sassone e anglofono. Una strategia, quella americana, che da una parte marginalizza la presenza europea (fatta eccezione per il Regno Unito che grazie ai suoi legami con il Commonwealth mantiene una importante influenza nell'area) in una regione di enorme valore strategico ed economico e dall'altra vuole sollecitare sempre più gli alleati europei a prendersi cura della propria sicurezza nel quadro delle tradizionali aree di intervento della Nato. Di fronte al cambio di passo americano l'Europa appare smarrita e impaurita.
 
Pensare di rispondere alla trasformazione degli equilibri geo politici e strategici in corso, con un corpo di intervento di 5mila uomini come proposto dalla Presidente della Commissione Von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell'Unione appare del tutto inadeguato e per certi versi perfino risibile. Il messaggio di Washington è adamantino. La priorità americana è il contenimento della Cina, ma allo stesso tempo nell’Indo-Pacifico, fatta eccezione per il Regno Unito, non c'è spazio per l'Europa, che dovrà sempre più farsi carico della propria difesa, senza fare affidamento come per il passato sulle forze americane. C'è da attendersi che la Francia, dopo il grave smacco subito, spingerà sull'acceleratore per la creazione di una difesa comune, di cui Parigi, in quanto detentrice della “force de frappe” nucleare e del seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza Onu, pretende la leadership. Una prospettiva che non piace molto alla Germania, poco disposta a perdere lo status paritario nei confronti di Parigi, a meno di una compensazione con il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, né ai Paesi dell'Est Europa che considerano la Nato il pilastro insostituibile per la loro difesa.
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