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Povero Biden, povero Afghanistan, poveri noi

Entrare Ŕ difficile, uscire peggio

Maria Grazia Enardu 06/09/2021

Povero Biden, povero Afghanistan, poveri noi Povero Biden, povero Afghanistan, poveri noi L'inizio ufficiale di questa follia è venti anni fa a New York. Per punire i sauditi responsabili, George Bush decise di invadere l'Iraq, giusto per farlo, e l'Afganistan, dove era Osama bin Laden. L'Iraq di Saddam pareva moderno (lo dico con dispiacere) ma l'Afganistan è in un medioevo ad hoc. Entrare è difficile, uscire impossibile, perché il caos insegue anche chi fugge, lo chiamano terrorismo. Bush era troppo ignorante per saperlo, ma il suo vice Cheney e il capo della Difesa Rumsfeld erano più informati, sapevano dove andavano e scelsero di farlo, con alleati. Perché erano repubblicani neo-con, decisi a tenere alta la temperatura per non fare quello che veramente serviva: riforme, sanità, istruzione, infrastrutture. Le cose che di solito vogliono i democratici, più o meno. Duemila miliardi di dollari, tra armi, aiuti, manovre, nelle tasche dell'apparato industrialmilitare Usa e nel pozzo nero della corruzione in Afganistan, Pakistan etc. 28mila dollari a cranio per ogni afgano, il cui reddito medio è 500 dollari.
 
Gli afgani, nella norma, odiano gli americani perché estranei alla loro cultura: i talebani sono la loro gente, il resto è commento. Le storie che ora spuntano numerose raccontano di un paese impermeabile. Ci volevano altri tempi e ben altri modi, ma gli americani hanno fretta perché  votano ogni 4 anni. Non è uno stato ma un fragile mosaico di etnie (tutte minoritarie), clan, alleanze, faide, traffici, tradizioni, corruzione, ingovernabile. La vecchia monarchia afgana era un capolavoro di equilibri, saltati negli anni '70 per le pressioni russe e cinesi e la reazione americana, armare gli jihadisti. Con Trump e Biden, e la decisione di uscire ad agosto, il collasso è stato istantaneo: è fuggito il presidente Ghani, gli occidentali, i più spietati e i più fortunati. I leader dei talebani, studenti in perenne guerra, non erano pronti a raccogliere tutto in un colpo solo e ora rischiano anche loro. Oggi tutti cerchiamo di capire la futura mappa dell'Asia e del mondo. Sarà molto diversa e poco occidentale ma sarà bene farsela piacere: non la possiamo cambiare.
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