Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

A Kabul Ŕ finito il secolo americano

Ma la difesa comune europea resta un'araba fenice

Rocco Cangelosi 06/09/2021

A Kabul Ŕ finito il secolo americano A Kabul Ŕ finito il secolo americano La rovinosa caduta di Kabul segna uno spartiacque nei rapporti tra gli alleati della Nato e uno sconvolgimento degli equilibri geopolitici in Asia Centrale. È la fine del secolo americano caratterizzato dall'interventismo sistematico, è la fine dell'illusione di voler esportare la democrazia imponendo di calzare le scarpe a chi è abituato ad andare scalzo, è un drastico ridimensionamento del nuovo concept strategico della Nato elaborato per estendere le attività operative fuori area, ma rivelatosi velleitario alla prova dei fatti. Lo smacco subito dalle forze alleate rappresenta una cocente sconfitta non solo sul piano militare, ma soprattutto geopolitico a vantaggio soprattutto di Cina e Russia. Né i tentativi miranti a isolare il nuovo regime talebano sembrano destinati ad avere successo di fronte all'appoggio assicurato da Mosca e Pechino e dai paesi circumvicini al nuovo Emirato, che vuole presentarsi nello scenario internazionale con un minimo di rispettabilità e non come i tagliagole del 1996.
 
L'America di Biden al pari, di quella di Trump e ancor prima dello stesso Obama, si era pronunciata a larga maggioranza per il ritiro dall'Afghanistan.  E' toccato a Biden mettere fine a una guerra non più sostenibile durata vent’anni e di cui nessuno capiva le finalità, ne' in America, né  in Europa, né  tanto meno la popolazione afghana in stragrande maggioranza rurale, completamente dissociata dalle élites di Kabul create artificialmente nell'illusione di formare una classe dirigente. Il disimpegno degli Stati Uniti dall'Afghanistan era quindi inevitabile, ma è stato realizzato nel peggiore dei modi, disorientando gli alleati europei che si erano cullati nell'illusione dell'"America is back" e di una ritrovata protezione sotto l'ombrello americano. Si sono invece trovati davanti a decisioni già prese senza sufficiente consultazione e verifica delle informazioni fornite dell'intelligence americana.
 
La disastrosa ritirata da Kabul stigmatizzata nelle drammatiche immagini che hanno fatto il giro del mondo apre seri interrogativi sulla credibilità americana e sui limiti della disponibilità di Washington a farsi carico delle minacce verso gli alleati europei e asiatici. In altri termini fino a che punto gli Usa sarebbero disposti a morire per il Donbass o a sacrificare uomini e mezzi per Taiwan o per la Siria o la Libia? Un interrogativo che ha riportato alla ribalta l'eterno tema della difesa europea, che appare ancora un'araba fenice affidata alla fragile egemonia militare della Francia, unico Paese dell'Unione dotato della "force de frappe" e membro del Consiglio di Sicurezza. Troppo poco per sostituire la Nato o quantomeno riequilibrare i rapporti di forza all'interno dell'Alleanza Atlantica.
 
Altre sull'argomento
Lo scandalo della Banca Mondiale
Lo scandalo della Banca Mondiale
Pressioni della Cina e insegnamenti per noi italiani
Altro parere
Altro parere
Disgustoso quell'ordine
Caro energia, tra acquirente unico e intoppi alle rinnovabili
Caro energia, tra acquirente unico e intoppi alle rinnovabili
Non pare che concentrare gli acquisti in Europa avrebbe mitigato gli ...
Cina, tensione tra economia di mercato e partito unico
Cina, tensione tra economia di mercato e partito unico
Le difficoltÓ crescenti a conciliare libertÓ economica e autoritarismo ...
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.