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L'infinita estate del Medio Oriente

L'Iran ha finito l'acqua, mentre Egitto ed Etiopia litigano per il Nilo

Maria Grazia Enardu 30/07/2021

L'infinita estate del Medio Oriente L'infinita estate del Medio Oriente L'acqua in Medio Oriente è, da decenni, la risorsa più preziosa. La guerra di Siria ha avuto come concausa una lunga siccità. In una regione dove i fiumi hanno creato le civiltà, l'acqua manca perché è cambiato tutto ed è esplosa la popolazione. Il Nilo era dell'Egitto dei faraoni, ora è in parte dell'Etiopia che sul Nilo Blu (che ha più acqua del Nilo Bianco) ha costruito una colossale diga e ridotto il flusso, mentre i due paesi hanno una popolazione che presto sarà di cento milioni ciascuno, una follia. In Asia, Tigri ed Eufrate sono diventati piccoli, il Giordano un ruscello. Però i paesi ricchi trovano rimedi, desalinizzano, depurano, fanno addirittura piovere, come in Dubai, temporali nel deserto con droni e scariche elettriche (nuovo metodo, senza sali). Ma la tecnologia non basta perché "nostra sora acqua" ignora confini, politiche, regimi, semmai richiede fraterna cooperazione.
 
L'Iran ha finito l'acqua, nel senso che tra consumi e disponibilità (pioggia, fiumi, pozzi), il saldo è negativo, la popolazione cresce e il regime non sa che fare. Per creare o conservare acqua occorrono colossali investimenti, scelte decise e condivise: il petrolio non si beve e nemmeno il nucleare. Il neoeletto presidente Ebrahim Raisi, ultraconservatore e forse futura Guida Suprema dopo Khamenei, sarà salutato da folle che già ora reclamano acqua. E non ci sono discorsi che tengano, questa è la priorità del paese, altro che Usa o Israele. Inoltre, la grande siccità del Medio Oriente (mettiamoci dentro pure Pakistan e Afganistan) arriverà in Europa, dove abbiamo spesso troppa acqua e dove già arrivano le ondate migratorie di chi scappa per sete o per la guerra che la sete causa. Un conflitto tra Egitto ed Etiopia sarebbe una catastrofe globale.  Mentre dal Bangladesh e non solo scappano perché l'acqua sale. Tutto questo richiede programmazione, regionale e continentale, a tutti i livelli. Abbiamo scienza e tecnologia, pur migliorabili, ma oggi le guerre per l'acqua sono proprio dietro l'angolo.
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