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La crisi tunisina accentua la destabilizzazione del Mediterraneo

Tunisi sull'orlo del colpo di Stato preoccupa Italia e Ue

Rocco Cangelosi 27/07/2021

La crisi tunisina accentua la destabilizzazione del Mediterraneo La crisi tunisina accentua la destabilizzazione del Mediterraneo Sembra senza uscita la situazione tunisina. Il Presidente della Repubblica Kais Saied, di fronte alle proteste di piazza di un Paese stremato dal Covid e dalla crisi economica, ha sospeso Parlamento e immunità parlamentari sulla base di una interpretazione forzata dell'art. 80 della Costituzione che attribuisce poteri straordinari al Presidente della Repubblica in caso di pericolo per la sicurezza dello Stato. Da parte sua, il presidente del Parlamento Gannouchi, espressione del partito islamista Ennhada, grida al colpo di Stato e chiama la popolazione alla mobilitazione. Il paese sembra sull'orlo del collasso in una situazione simile a quella che aveva portato Ben Ali al potere. Ma le condizioni non sono le stesse. L'esercito è debole e diviso e non si intravede una forza organizzata in grado di imporsi nel marasma politico nel quale possono prosperare gli estremismi piu radicalizzati.
 
Dietro le quinte si muovono certamente Emirati e Arabia Saudita, preoccupati per le correnti salafite e wahabite che percorrono il Nord Africa. L'Egitto da parte sua non vede di malocchio una svolta autoritaria ispirata al proprio modello. Sul fronte opposto, a favore di Ennhada si schiera nettamente la Turchia, che peraltro mantiene un consistente distaccamento militare in Tripolitania, a pochi chilometri da Tunisi. Italia e Unione europea non nascondono la loro preoccupazione. La crisi tunisina può avere effetti deleteri sulla già critica situazione del Mediterraneo a partire dai flussi migratori. Inoltre il fallimento dell'unico esperimento democratico emerso dalle primavere arabe rappresenterebbe il tramonto di ogni speranza di far valere le regole e i valori dello Stato di diritto in un'area prossima e cruciale pel l'Europa.
 
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