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Il confronto economia-democrazia tra Occidente e Cina

Ma il modello cinese sarebbe difficilmente replicabile nei nostri Paesi

Riccardo Illy 09/07/2021

Xi Jinping Xi Jinping Fino a qualche anno fa i paesi a guida democratica, che caratterizza l'Occidente, vivevano una sorta di complesso di superiorità. Ritenevano che il rispetto dei principi democratici (suffragio universale, libertà personale di espressione e d'impresa, indipendenza della magistratura) fosse garanzia di supremazia economica. Il lungo conflitto fra Occidente e Russia (dittatura comunista) si è infatti concluso nel 1989 con la vittoria del primo; basata sostanzialmente su fattori economici. Anche le neo-dittature di oggi - come quella turca, russa o ungherese - stanno affondando economicamente quei paesi, rafforzando la credenza della supremazia economica delle democrazie.
 
La Cina sfugge a questa (presunta) regola; pur essendo un paese "diversamente democratico" o, come sostengono in molti, una vera e propria dittatura (il partito unico, le libertà vacillanti e la subordinazione della magistratura alla politica lo testimoniano) sta diventando la prima economia mondiale. Non solo per la numerosità della popolazione ma anche per la capacità d'innovazione tecnologica. Nonostante la libertà d'impresa sia imperfetta (come dimostra il caso Alibaba) e l'attività di ricerca sia pianificata dalla politica, la Cina sta primeggiando nelle nuove tecnologie legate all'elettricità (Tlc, fotovoltaico, batterie, veicoli a emissioni zero) e se la cava molto bene in quelle biologiche e aerospaziali. Oltre a costituire una minaccia (economica prima e militare dopo?) diretta, la Cina rappresenta anche indirettamente un pericolo. Il suo successo tecnologico/economico potrebbe indurre altri popoli a votare per governanti autoritari e dispotici che, una volta raggiunto il potere, minerebbero la democrazia dalle fondamenta. Il tutto senza pensare di correre il rischio della decadenza economica. Le cose andrebbero probabilmente in maniera diversa: in Cina, oltre alla capacità di vietare di fare ciò che il partito comunista non vuole, c'è anche quella di far fare ciò che questo vuole. Un potere positivo di imporre difficilmente replicabile in Occidente: chi vorrà inseguire la chimera dei governi "forti" rimarrà deluso.
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