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B3W contro Via della Seta

╚ ancora vago il maxi-programma di investimenti nei Paesi in via di sviluppo lanciato al G7

Fabrizio Galimberti 25/06/2021

B3W contro Via della Seta B3W contro Via della Seta Tre ‘B’ e un ‘W’: questo ‘B3W’ (Build Back Better World), annunciato dal G7 del 12 giugno, si vuole contrapporre alla famosa ‘Via della Seta’, anche conosciuta come BRI (Belt and Road Initiative), lanciata dal governo cinese già nel 2013. Ma cosa c’è dietro questa guerra degli acronimi? Sostanzialmente, ci sono due ‘soft power’ l’un contro l’altro armati. Con la ‘Via della Seta’ la Cina metteva a frutto le immense riserve valutarie accumulate negli anni dei surplus correnti stratosferici (non sono più stratosferici ma sono pur sempre positivi) facendo prestiti e investimenti in porti, ferrovie, strade, specie nei Paesi a basso reddito. L’idea era quella di catturare la benevolenza dei beneficiati e sperare che i miglioramenti nella logistica fisica potessero oliare anche la logistica ideologica e proiettare l’immagine di un ‘modello cinese’ vincente e generoso. La ‘seta’, però, si è un po’ strappata, quando in qualche caso i prestiti si sono rivelati difficili da restituire e i Paesi indebitati si sono trovati invischiati nella pania del debito.
 
Ora, il G7 ha pensato che il ‘modello occidentale’ doveva anche lui entrare nell’arena e ha messo su questo B3W. In che cosa consiste? Guardando avanti, le necessità di investimenti nel mondo per affrontare le sfide ‘verdi’ (ambiente e clima) sono massicce. Quello che manca (il ‘gap’), rispetto ai programmi attuali è immenso. Sia la Banca mondiale che il McKinsey Global Institute stimano, da qui al 2035, un ‘gap’ che si aggira su molte decine di trilioni di dollari. E il G7 ha raccolto il guanto della sfida, gettando sul piatto, sempre di qui al 2035, un progetto di 40 trilioni di dollari per colmare il famoso ‘gap’. Da dove verranno questi soldi? L’annuncio è roboante, ma manca di dettagli: si parla di catalizzare investimenti privati e altre vaghe promesse. Insomma, per ora questa occidentale ‘Via della Seta’ è lastricata di meri annunci e di buone intenzioni.
 
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