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Vincitori e vinti...

... della Grande Pandemia

Francesco Grillo 30/03/2021

Il vaccino cinese Coronavac Il vaccino cinese Coronavac Chi sta vincendo questa strana "terza guerra mondiale"? La Grande Pandemia è stata, spesso, paragonata ai conflitti che segnarono il secolo scorso. Non solo per i due milioni e mezzo di vite spezzate. Ma perché essa sta modificando equilibri politici ed economici che per decenni abbiamo, pigramente, ritenuto scontati. Le evidenze sono, in effetti, nette. La parte "storica" dell'Occidente - intesa come la somma dei 15 Paesi che aderivano all'Unione prima dell'allargamento ad Est ed il Nord America - con il 10% della popolazione mondiale, conta quasi la metà dei decessi per Covid-19. Ciò nonostante il fatto che questa parte del mondo assorbe due terzi della spesa sanitaria pubblica globale e ospiti 33 delle prime 35 aziende farmaceutiche.
 
Al contrario, è la parte dell'Asia e dell'Oceania che condivide l'Oceano Pacifico che è già - da diversi mesi - entrata nella mitica età Post Covid: l'area che si estende dalla Manciuria fino ad Auckland, da Tokyo fino a Singapore, conta 15 Paesi, un terzo della popolazione e del Pil del mondo, ma meno decessi di quanti non ne registri la sola Spagna. Infine, è lo stesso Occidente che - sulla vicenda dei vaccini - sembra dividersi nuovamente in due: Stati Uniti e Regno Unito stanno recuperando grazie ad un formidabile sforzo scientifico ed un grande pragmatismo; l'Ue rimane nella posizione più scomoda.
 
Secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, se il resto del mondo tornerà ai livelli di produzione del 2019 alla fine di quest'anno, l'Ue li raggiungerà con almeno un anno di ritardo. Tre i fattori che appaiono determinanti. Una grande capacità di utilizzare i dati che le tecnologie rendono disponibili in quantità e a costi mai visti prima. Una delle scelte che oggi paghiamo fu quella fatta all'inizio della pandemia di sviluppare un'applicazione nuova, per ciascuno dei 27 Stati e che partisse dalla premessa di garantire l'inviolabilità di un totem chiamato privacy.
 
In secondo luogo, la flessibilità e, contemporaneamente, il coordinamento di Stati e imprese. Lo dimostra il piano vaccinale e, in parte, anche la risposta fiscale che, pure, abbiamo celebrato come momento storico nel processo di crescita dell'Ue. Infine, l'Asia sembra premiata da un forte senso di comunità che noi abbiamo smarrito nella sbornia di individualismo che può sfuggire di mano proprio grazie a quelle stesse tecnologie che, se usate bene, possono far vincere queste guerre. La Pandemia segna un momento di svolta nella storia del ventunesimo secolo. L'Europa non è destinata ad un lunghissimo declino. Indispensabile è, però, rinunciare ad un'arroganza che può davvero farci perdere tutto.
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